Varese

Cambia il mondo, cambiano i migranti. Allo ScopriCoop

Il regista Fantoni Minnella presenta il suo documentario

Non è una realtà statica, immobile, come ci dicono gli stereotipi, il mondo dei migranti. E’ un mondo che sta cambiando, e che non è facile leggere. La prima generazione spesso si ritrae stanca e delusa di fronte ai problemi, agli ostacoli, ai pregiudizi. Ma la seconda generazione mostra di essere combattiva e motivata, anche capace di capire meglio la realtà del nostro Paese.

E’ questa l’impressione che si ricavava dal dibattito “Migranti: dopo le giornate di resistenza a Brescia e Milano, quali proposte per l’autodeterminazione”, che si è tenuto nel pomeriggio a Varese, presso lo Spazio ScopriCoop. Aperto dal “reportage di lotta” “L’ora dei migranti” del regista varesino Maurizio Fantoni Minnella, l’incontro ha visto intervenire diversi esponenti delle comunità di stranieri presenti a Varese. ”La prima generazione di quelli che sono arrivati per prima sono spariti. Stanchi, delusi, esauriti”, ha detto l’esponente del movimento Ubuntu, Thierry Djeng. Un intervento disilluso e forte. “Siamo stati spesso utilizzati come una bandiera – continua Djeng -, e mentre non c’è mai stato problema nel guidarci, ci sono molti problemi a sostenerci quando agiamo da soli”.

Un intervento interessante, a proposito di risposte nuove alle sfide dell’immigrazione, quello di una delle promotrici della lista civica multietinica “Milano Nuova”, Annalisa Portioli, che ha ricordato come non sia semplice superare pregiudizi e luoghi comuni, e dato che nella lista c’è un candidato di religione musulmana, insieme a cristiani, atei, ortodossi, la lista è già stata bollata  come “lista islamica”.

Efficace anche la testimonianza di Najat Tantaoui, marocchina che ha tenuto i contatti con gli stranieri saliti sulla torre di via Imbonati a Milano. “Il mondo è cambiato, i giovani, nati in Italia, vogliono decidere da soli, c’è un nuovo protagonismo come vediamo in Paesi come l’Egitto”. Gli immigrati oggi, ha detto Najat, “hanno imparato a conoscere la storia italiana, e non vogliono avere la memoria corta come spesso accade agli italiani”. Ottimista si è dichiarata l’esponente del Comitato immigrati in Italia: “i miei figli sono nati qui, e noi lottiamo perchè loro abbiano una vita migliore della nostra, ma anche per il futuro di questo Paese”.

19 febbraio 2011
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