Varese

Scompare “Bianca”, staffetta di Vittorini al Sacro Monte

Un'immagine di Tiziana Bonazzola "Bianca", partigiana varesina

E’ morta ieri a Rio de Janeiro dove viveva da oltre mezzo secolo Tiziana Bonazzola “Bianca”, varesina, gappista e collegatrice della Delegazione Comando Divisioni d’Assalto “Garibaldi-Lombardia”. Fu una delle grandi protagoniste della Resistenza Italiana. Aveva 90 anni. Apprezzata pittrice, aveva insegnato disegno e pittura all’Università e nelle principali Accademie brasiliane. Vedova del professor Mario Barata, lascia tre figli, Bianca, Paolo e Flavio e numerosi nipoti. L’annuncio mi è stato dato con poche emozionanti righe dalla figlia, via internet. “Oggi, purtroppo, ho una triste notizia. Quando sono arrivata in ospedale per vedere la mia mamma che era ammalata, lei stava già senza vita. Saluti, Bianca”.

Nell’ultima lettera a Natale, accompagnata da un immancabile disegno di un fiore rosso della lussureggiante flora sud americana, aveva scritto: “E’ per me molto importante ricordare il passato, un momento storico decisivo e sentire quanta speranza avevamo per un modo migliore di giustizia e di pace”.

“Bianca”, una bellissima ragazza di ventidue anni, subito dopo l’8 settembre del ‘43 si era gettata nella lotta con grande coraggio accanto al fratello Quinto “Paolo” che, alla morte di Eugenio Curiel nel febbraio del ’45, avrebbe assunto a Milano il comando del “Gruppo di Fuoco” del “Fronte della Gioventù”. Studentessa all’Accademia di Brera, figlia di un noto medico dentista della città, nipote di Giovanni Battista, garibaldino ferito a Bezzecca nel 1866, rappresentò per la struttura clandestina armata una pedina di primaria importanza. Ricevuti da Milano, attraverso Gisella Floreanini, futuro ministro della Libera Repubblica dell’Ossola, i dispacci del Comando regionale partigiano, in bicicletta, una “Bianchi” color celeste acquistata nel negozio di Augusto Zanzi (in realtà anche una cellula della lotta), raggiungeva, pedalando fin che poteva e poi a piedi, la 7a Cappella del Sacro Monte dove, dalla primavera del ’44, era nascosto nella villa di Ginetta Varisco, sua futura moglie, lo scrittore Elio Vittorini, sfuggito ad un rastrellamento a Firenze e intento, fra le altre cose, a scrivere “Uomini e no”, lo storico romanzo della Resistenza al nazifascismo. Non era un’impresa facile salire sin lassù. Se catturata “Bianca” sarebbe finita al muro. Ma l’estrema determinazione unita alla figura esile e elegante che la faceva rassomigliare ad una collegiale in vacanza piuttosto che ad una “pasionaria”, le aveva permesso di portare a termine la missione ultrasegreta. Nel rievocare quella stagione di passione e di morte, di battaglie e di riscatto civile, “Bianca” (una delle protagoniste del mio e di Ibio Paolucci libro “La bicicletta nella Resistenza” edito qualche anno fa da Arterigere di Carlo Scardeoni e Mario Chiarotto) si era commossa.

Era a Varese qualche anno fa, di passaggio, voleva rivedere i luoghi della sua giovinezza, via Veratti dove aveva abitato, la casa di campagna alla “Pervinca” in via dei Boderi, piazza Monte Grappa, il Sacro Monte. Aveva saputo che erano in corso in quelle ore le elezioni amministrative, andò in Comune, si fece rilasciare la scheda elettorale e volle votare, esempio di preclare virtù civiche. Poi aveva iniziato il suo pellegrinaggio. “Fu la Florenini-mi disse-a parlarmi nella villa di Lidia Moumenthaler a Casbeno, una pittrice svizzera legata all’Italia, di Vittorini. Lidia sapeva che noi eravamo delle combattenti e ci dava il suo appoggio morale oltre alla possibilità di usare della sua casa. Vittorini doveva essere salvato. Era un ordine perentorio del Pci. Non si poteva perdere uno scrittore tanto importante. Io avrei dovuto fungere da “postina”. E lo feci per sette, otto volte. Vittorini usciva dal bosco ai limiti della 7a Cappella, gli incontri fra noi erano brevissimi, il tempo per consegnargli le buste con i messaggi e via a rotta di collo lungo la discesa fino a Robarello dove mi fermavo a prendere fiato”.

Ma “Bianca” fece molto altro battendo con Silvano Montanari “Maurizio”, segretario del Pci clandestino di Varese e Anna Sala, partigiana “giellista” le strade della provincia in lungo e in largo, intrepida gazzella della “rossa primavera”. Da Luino ad Angera, da Saronno a Milano, dal lago Maggiore alla Valganna con gionali di propaganda (il 4 maggio 1944 ne consegnò a Walter Marcobi un pacco alla stazione ferroviaria dello Stato), viveri ma anche con armi, anche quelle raccolte con Edmea Maggiolo Bassani, grande partigiana, dopo l’armistizio dai militari in fuga verso il lago di Varese. “Ho un’altra immagine vivissima di quegli anni di guerra- aveva ricordato “Bianca”- quando portavo con le mie compagne, le sorelle Angela, Antonietta e Luisa Macchi di Biumo, un povero ma decisivo pasto agli sfollati dei bombardamenti di Milano nelle cantine delle Scuole Elementari di via Como. Era una missione anche quella. Mussolini aveva distrutto il Paese e affamato il suo popolo e noi dovevamo esserci”.

La Liberazione la colse a Milano intenta con il fratello Quinto nella redazione della “Gazzetta dello Sport” in via Galilei a preparare il numero speciale de “L’Unità!”.

18 febbraio 2011 Franco Giannantoni redazione@varesereport.it
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2 commenti a “Scompare “Bianca”, staffetta di Vittorini al Sacro Monte

  1. Tweets that mention Scompare “Bianca”, staffetta di Vittorini al Sacro Monte – Varese Report -- Topsy.com il 18 febbraio 2011, ore 16:58

    [...] This post was mentioned on Twitter by Tweets Milano, Varese Report. Varese Report said: #Varese: Scompare “Bianca”, staffetta di Vittorini al Sacro Monte http://wp.me/pQLcc-9lH [...]

  2. ROBERTO GERVASINI il 19 febbraio 2011, ore 18:04

    E’ con commozione che si leggon queste righe di Franco Giannantoni .
    Buon sangue non mente, se il nonno era a Bezzecca nel 1866. Coraggio ed abnegazione, senso civico e bisogno di giustizia, di progresso e di libertà: un bell’esempio da tenere vivo.
    Questo è un Paese senza memoria .
    Roberto Gervasini

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