Lettere

La giunta e l’urbanistica

La Giunta Fontana ha un nervo scoperto, l’urbanistica. Se si parla con gli operatori del settore – architetti, ingegneri, geometri, costruttori -, tutti, in modo riservato, non lesinano i giudizi negativi. Lamentano i tempi decisionali eccessivamente lunghi, lamentano l’incapacità di dialogo, lamentano l’eccessiva rigidità. E non si ritratta solo di interessi economici. Alle spalle di tutti loro c’è molta gente comune

ci sono persone con i loro bisogni e c’è anche quel largo mondo del lavoro legato all’edilizia che in tempi straordinari di crisi, come quelli che stiamo vivendo, meriterebbe maggiore attenzione dai nostri amministratori.

Qualche giorno fa il PD di Varese ha tenuto un incontro dedicato ad una ennesima grande incompiuta della Giunta Fontana: il Piano di Governo del Territorio. Non voglio qui perdermi in questioni tecniche, né riprendere le argomentazioni del nostro incontro. Vorrei provare a rimarcare che cosa comporta, semplificando, la mancata approvazione di questo documento per la città di Varese.

L’attuale piano regolatore di Varese ( concepito a metà degli anni 90 ) non prevede, incentivi per chi investe sul risparmio energetico e sulla riqualificazione degli stabili esistenti ( principi su cui, invece, le nuove norme in materia insistono molto ). Ciò comporta, inevitabilmente, ricadute negative sulla città ed i suoi cittadini.

I varesini saranno costretti a spendere di più per l’approvvigionamento energetico, si vivrà in una città più inquinata, più insicura e più degradata sotto il profilo architettonico. Perderemo altri cittadini costretti ad uscire dalla città, quindi meno giovani e meno giovani famiglie. I problemi, però, non finiscono qui. Si rischia  anche che gli operatori del settore e gli investitori ( come del resto avviene da molti anni ) si allontanino ulteriormente da un territorio dove non vi sono strumenti adeguati alla normativa vigente.

E, ancora, una tardiva approvazione del piano di governo del territorio impedisce, ad esempio, la possibilità di approvare varianti (salvo quelle che prevedano opere di interesse pubblico, di carattere sanitario, socio-sanitario, assistenziale o sociale), piani integrati d’intervento, varianti al piano dei servizi e di applicare la riduzione degli oneri per la realizzazione di interventi volti al risparmio energetico. Un ultimo problema da segnalare: senza lo strumento di programmazione urbanistica non è possibile aggiornare le “vocazioni” della città e quindi, questo sì fatto gravissimo, non si può pensare alla città per i varesini di domani.

Varese in questi anni è, onestamente, in parte cambiata, ma non per volontà della politica cittadina. Le “grandi opere” come lo sviluppo dell’Università, la realizzazione del nuovo ospedale, la tangenzialina e la Pedemontana in cantiere sono state il frutto di iniziative prese in sedi istituzionali diverse da Palazzo Estense, con l’apporto decisivo di Provincia, Regione e Stato prescindendone dal colore politico.

Ebbene, ora, occorre un processo che ricomponga in un quadro unitario, quello che è stato fatto e quello che si potrà e si dovrà fare per la Varese futura. Occorre passare da una visione “conservativa dell’esistente”, come quella che ispirava il vecchio piano regolatore generale, a una che sappia parlare la grammatica di una crescita qualitativa di Varese.

Quindi crescita in qualità dello sviluppo di tutte le “reti di accesso” alla città e per la città, ( e le reti non sono solo quelle viabilistiche ). Crescita in qualità di una architettura abitativa che riqualifichi l’esistente e consenta interventi “nuovi” che non portino al consumo del territorio. Interventi di qualità capaci di valorizzare le peculiarità di una città divisa in castellanze e che meritano di avere l’attenzione necessaria per mantenerne il senso di comunità anche attraverso specifici interventi urbanistici. Crescita qualitativa dei “servizi” che la città può fornire in una visione internazionale del suo ruolo di “luogo” posto sull’asse Svizzera Malpensa ( attraverso la Arcisate Stabio ) e sulla prosecuzione dell’asse Milano Rho Fiera con la grande opportunità dell’Expo, che potrà essere colta solo da una “città aperta” senza confini fisici, capace di dialogare con i comuni contermini in un grande patto per lo sviluppo qualitativo e non quantitativo. Noi ci sentiamo capaci di questo. Possiamo dire lo stesso di chi amministra da troppo tempo Varese?

Roberto Molinari

Segretario Cittadino Pd

18 febbraio 2011
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