Economia

Avvilenti i litigi sui 150 anni di Unità. Parola di Univa

“Ogni iniziativa che si propone di rilanciare l’economia non può che far piacere. Sull’efficacia di provvedimenti senza portafoglio, si vedrà. Certo alcuni sono condivisibili, la stessa Confindustria li aveva ripetutamente richiesti sottolineando proprio il fatto che gli stessi non avrebbero gravato sulle casse dello Stato”. E’ quanto ha affermato Michele Graglia, Presidente dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, nel corso della prima riunione di quest’anno della Giunta, l’organo direttivo allargato dell’associazione.

Da un lato, dunque – è la valutazione del Presidente degli imprenditori varesini – bene la riforma anche di alcuni articoli della Costituzione per dare un quadro giuridico maggiormente liberale all’iniziativa economica e sfoltire gli appesantimenti amministrativi. Dall’altro, i previsti voucher fiscali e simili dovranno essere riempiti di risorse, altrimenti poco potranno fare, benché sia lodevole, anche se tardivo, il tentativo di razionalizzare l’esistente sbloccando fondi già stanziati ma rimasti inoperanti per lungo tempo.

“In ogni caso – ha ribadito Michele Graglia – la riforma del quadro giuridico è importante, anche se in apparenza potrebbe sembrare quella meno urgente, perché ciò a cui si deve puntare non è questo o quell’incentivo, di portata limitata, che può essere sì utile nel contingente, ma che si esaurisce presto. Ciò che è più importante è creare un ambiente – fatto di regole, di servizi pubblici, di infrastrutture, di disponibilità energetica e quant’altro – che sia effettivamente un humus fertile nel quale l’impresa possa dispiegare nel modo migliore la propria attività”.

“Non chiediamo favori – ha concluso – chiediamo solo di essere messi in grado di svolgere il nostro lavoro senza intoppi. Alla politica degli incentivi, che finiscono per drogare il mercato per breve tempo, salvo poi ripiombare in una successiva fase di stagnazione della domanda, si deve passare finalmente ad una politica industriale strutturale, in grado di far riprendere la domanda e di attirare gli investimenti produttivi in maniera naturale e stabile”.

Condivisibile, da questo punto di vista anche l’iniziativa dell’Unione Europea per contrastare l’eccessiva volatilità dei prezzi delle materie prime, sottrraendoli alle speculazioni, e a garantire un approvvigionamento equo e sostenibile a favore dell’industria del Vecchio Continente, incrementare l’efficienza delle risorse e promuovere il riciclaggio.

Rammarico è stato invece espresso per la mancata approvazione da parte della Commissione Europea dei decreti attuativi della legge italiana sull’obbligo di etichettatura di origine per i prodotti del tessile-abbigliamento-pelletteria. I timori di questo esito erano stati presenti – ha ricordato Michele Graglia – fin dalla presentazione della proposta di legge, “della quale, tuttavia, si è sempre riconosciuta la valenza politica, cioè l’affermazione di un problema particolarmente sentito nel nostro Paese, soprattutto in virtù del voto parlamentare favorevole che era stato espresso in forma bipartisan e pressoché plebiscitaria. La speranza, ora, è che finalmente gli sforzi di mediazione, che le associazioni imprenditoriali e i rappresentanti politici italiani in Europa portano avanti da una decina d’anni, ottengano un risultato positivo. Mai come in questo momento, infatti, sembra che il risultato sia a portata di mano”.

Inevitabile, in questo momento critico della vita politica, anche una considerazione di carattere istituzionale. “L’interrogativo che viene spontaneo – si è domandato il Presidente Graglia – è se il sistema elettorale maggioritario, che avrebbe dovuto assicurare maggiore governabilità, abbia dato nel nostro Paese buona prova di funzionamento oppure no. Qualcosa comunque bisognerà inventarsi, perché un’altra stagione politica così litigiosa come quella attuale sarebbe oltremodo perniciosa per il Paese”.

Una dimostrazione tra le tante? “Essersi messi a litigare perfino sul 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia è stato uno spettacolo avvilente. I problemi di competitività esistono, ma d’altro canto è anche giusto celebrare la nostra storia. Ci voleva poco a trovare una soluzione che salvaguardasse entrambe le esigenze. Sarebbe bastato un po’ più di senso pratico”.

17 febbraio 2011
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