Economia

Graglia “il rottamatore” spiega come uscire dalla crisi

Da sinistra, il direttore Vittorio Gandini e il presidente Michele Graglia

Al termine della conferenza stampa di inizio anno tenuta oggi, Michele Graglia ha salutato tutti. Era l’ultima conferenza di inizio anno da presidente dell’Unione industriali della provincia di Varese, avvicinandosi la fine del mandato. Ha ringraziato i media e i collaboratori con il sorriso sulle labbra. E dopo avere detto una serie di cose largamente condivisibili. Che cerchiamo di riassumere con alcune parole-chiave, capaci di fare sintesi di un lungo ragionamento, di quello che si può definire l’Univa-pensiero.  

Nel corso del suo intervento il presidente di Univa ha dimostrato di essere lucidamente consapevole dei problemi che fanno da cornice alla nostra economia. Una parola, forse, li può riassumere: instabilità. Un fenomeno riscontrabile, certamente, a livello internazionale, con pesanti e concvretissime ricadute sulla nostra economia nazionale e locale. E’ il caso delle materie prime, che hanno fatto un balzo del 40% recentemente. Oltre al fatto che in diversi Paesi africani, che stanno conoscendo momenti difficili, si dirige un consistente export di casa nostra.

C’è poi l’Italia, in cui siamo di fronte all’immobilismo. La situazione è grave, come testimoniano i toni e le affermazioni forti dell’Unione industriali di Varese, che non si è mai mostrata spericolata nei suoi giudizi. “Ci troviamo in un limbo nebbioso – ha detto Graglia -, dove non si capisce cosa fare per cambiare. Negli ultimi mesi ci siamo trovati in una situazione di stallo, in cui si tira a campare senza prendere iniziative”.  

Tuttavia, a livello di territorio, come ricorda il presidente Univa, “qualcosa si muove e va avanti”. C’è spirito d’iniziativa, insomma, voglia di fare. Capacità di attrarre investimenti, soluzioni innovative sul fronte finanziario (la Marcegaglia ha citato la holding “Varese Investimenti”), il Distretto Aerospaziale che vede piccoli e grandi dialogare. E poi c’è Malpensa, che Graglia evoca con lo slogan “il coraggio di fare da soli”. Scelte miopi a livello nazionale, e in due anni una ripresa della principale infrastruttura del territorio.

Iniziativa e relazioni industriali a prova di crisi, sono gli elementi che dovrebbero fare pensare a Varese  come un modello in grado di essere “esportato”. Il dialogo sociale, a questa latitudine, resta fondamentale. ”Da noi i rapporti con le organizzazioni sindacali – ribadisce Graglia – servono per dare soluzione ai problemi. Sono stati firmati 55 accordi aziendali , con il consenso di tutte le organizzazioni sindacali”. Pragmatismo, dunque, che caratterizza il modello Varese. Senza fare ideologia, senza troppi marchionnismi. Giù le mani dal contratto nazionale. Perchè? “Perchè le nostre piccole e medie aziende non possono andare ognuna a contrattare con la controparte, è impensabile”.  

Infine, conclude Graglia, è tempo di riscoprire una stagione costituente. “Con principi e obiettivi condivisi – conclude il presidente di Univa -, in modo che l’Italia non sia più un Paese che vada al traino o insegua i problemi”. Un compito non facile, una sfida assai ambiziosa. Che non è a costo zero. “Dobbiamo farcela, anche a costo di rottamare qualcosa”.

8 febbraio 2011
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