Varese

Mistero buffo e misteri italiani secondo Paolo Rossi

Lucia Vasini interpreta il dialogo di Maria con Cristo crocifisso

Un Mistero buffo che mescola, senza pudore, cose alte e basse, sacro e profano, cronaca berlusconiana e storia nazionale. Paolo Rossi ha rappresentato ieri sera, al Teatro Apollonio di Varese, il “suo” Mistero buffo, presentato in quella che l’attore definisce “umile versione pop”, riscuotendo un successo clamoroso, quasi una standing ovation da parte del pubblico varesino al termine dello spettacolo. Un Mistero molto diverso da quello del maestro Dario Fo, che proponeva una serie coerente di scene di teatro popolare, spesso recitate in “grammelot”, geniale impasto di lingue padane, un’opera che valse a Fo il Premio Nobel. Per Paolo Rossi il sacro, riveduto e corretto, non è che un fuso su cui arrotolare una matassa fatta di continue divagazioni, battute, giochi di parole, storie, sfottò dei potenti, divertente cabaret che corre sul filo dell’indignazione civile. Sostenuto dall’accompagnamento “live” di Emanuele Dell’Aquila, presente in scena. E con la regia della giovane Carolina De La Calle Casanova.

Tre i nuclei attorno ai quali ruota lo spettacolo: un contadino che racconta l’ultima Cena, un becchino che narra del miracolo della resurrezione e, infine, il dialogo di Maria con il Cristo in croce, l’episodio più profondamente teatrale, affidato a Lucia Vasini, istrionica ed intensa. Una storia sacra coniugata al presente, laicizzata, qualche volta sbeffeggiata da Rossi, che spesso profila dietro al Mistero buffo altri misteri, molto italiani e per nulla buffi, anzi decisamente tragici. L’attore evoca Ustica, la vicenda del Banco Ambrosiano, la fine di papa Luciani, soprattutto il caso Moro.  

Non si salva neppure Varese, che entra nello spettacolo di Paolo Rossi all’inizio, quando l’attore annuncia che, a Varese, per farsi capire, parlerà il pugliese. “Perchè i pugliesi sono dappertutto”. E poi, al momento di raccontare le ultime ore di Cristo, le ambienta in una storia varesina dove entra la questura di Casbeno e i giardini di via Sacco. Un pretesto per parlare con il pubblico, per domandare e fare battute. E sempre al pubblico si è rivolto al termine dello spettacolo per ribadire l’allarme nei confronti del taglio di risorse per la cultura e lo spettacolo da parte del governo. Un appello terminato con una battuta. “Il ministro Tremonti ha detto che con la cultura non si mangia, ma noi, vi assicuro, qualche bella merenda ce la siamo fatta”.

5 febbraio 2011
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