Varese

Anpi Varese, la tragedia delle foibe non è un tabù

Cadaveri ritrovati nelle foibe

Anpi Varese fa sul serio sulla via del rinnovamento. Prima l’elezione di un presidente giovane e donna, Alessandra Pessina. Ora un dibattito su quello che è sempre stato un tabù per la sinistra, un vero e proprio rimosso, qualcosa con cui è sempre stato difficile fare i conti con obiettività e senso della storia. Con il titolo “Fascismo Foibe Esodo”, Anpi Varese ha promosso un incontro presso la CoopUf in via De Cristoforis 5, un appuntamento programmato a Varese l’8 febbraio alle ore 21, in occasione del “Giorno del Ricordo”, che lo Stato italiano dedica ogni anno per ricordare la tragedia delle Foibe e dell’Esodo degli italiani da Istria, Fiume, Dalmazia.

Un confronto importante con uno storico, Antonio M. Orecchia, docente di Storia contemporanea all’Università dell’Insubria, e con un altro storico, il varesino Enzo R. Laforgia, dell’Istituto Varesino “Luigi Ambrosoli”, a moderare l’incontro.

L’iniziativa promossa da Anpi sezione di Varese punta a sgombrare il campo da equivoci e luoghi comuni. Come si legge nell’invito, “le popolazioni (italiane, slovene, croate) che abitavano le terre al confine orientale pagarono un pesante costo di particolare repressione e violenza sotto il fascismo, con l’occupazione militare italiana della Slovenia e della Croazia e quella tedesca dell’Adriatisches Kuestenland e poi nella tragedia che portò alle foibe del 1943 e del 1945 e all’esodo lacerante dall’Istria della popolazione italiana colà residente da secoli. Questa terra, divisa dalla violenza fascista e dalla violenza dell’occupazione militare italiana, ritrovò l’unità nella resistenza contro i tedeschi, ma la perse di nuovo quando si scatenò una tragedia che non è riconducibile a nessuna misura di ritorsione umanamente spiegabile con le tante violenze patite in precedenza, in quanto in essa vi fu espressione non di ritorsione per antiche offese ma violenza nazionalista di Stato”.

Continua l’Anpi: “Le memorie divise non sono un male marginale che possa essere ignorato. Sono un male che affonda le radici nella storia, nella repressione violenta della libertà e nelle responsabilità del fascismo per gli orrori della guerra scatenata, per la sua collaborazione con l’esercito tedesco che mise a ferro e fuoco il Paese nel corso dell’occupazione militare dal ’43 al ’45. Le memorie divise sono un male che non può essere esorcizzato come molti pacificatori d’accatto vorrebbero fare, con assurde equazioni di eguaglianza. Per questo vogliamo contribuire ad una rivisitazione non ideologica della storia, nella consapevolezza che in tutte le memorie vi sono enfasi e silenzi che rendono ciascuna memoria più rigida, più tagliente, più antagonista”.

3 febbraio 2011
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