Varese

Il Mistero Buffo (versione pop) di Paolo Rossi. Imperdibile

L'attore Paolo Rossi

Ormai è entrato, con tutte le ragioni, nel novero dei classici del teatro: parliamo di “Mistero Buffo”, il lavoro scritto e interpretato per anni dal pirotecnico Premio Nobel Dario Fo.  Alla sue origini un’operazione di potente svecchiamento del teatro, con un attore che monologava in gramelot nella Milano neoclassica degli Strehler o in quella piccolo-borghese dei palcoscenici di piazza San Babila. Alla Palazzina Liberty piuttosto che in qualche scuola o fabbrica occupate, Dario Fo apriva una finestra su un mondo di storie e parole cacciate nell’angolo dalla cultura ufficiale.

Da quelle lontane origini, molta acqua è passata sotto i ponti, e altri interpreti, spesso figli d’arte di Fo, hanno calcato le scene proponendo il “Mistero Buffo”, da Pirovano alla De Juli. Ma ora ad affrontare l’opera del grande Dario Fo arriva il migliore, Paolo Rossi, teatrante di razza, uscito non dalla scuola di Fo, ma da quella più tangenziale ed eversiva del Teatro dell’Elfo (con Salvatores, Bisio, Gigio Alberti ecc.).

Venerdì 4 febbraio, alle 21, al Teatro Apollonio-Che Banca! di Varese, arriva “Mistero Buffo” di Dario Fo che, come si legge nel post scriptum del cartellone, Paolo Rossi definisce “nell’umile versione pop”, con lo stesso Rossi protagonista assoluto, ma con la partecipazione di un’attrice davvero apprezzabile come Lucia Vasini, e con la regia di Carolina De La Calle Casanova. Al centro di questa nuova, rutilante versione “on the road”, un Gesù Cristo clandestino come tanti oggi nel nostro paese, raccontato da un giullare, da Giuda, da Maria e dal popolo. Oggi, per paradosso, ognuno di noi è un povero cristo, ognuno di noi è “in fila alla biglietteria del cinema Italia”.

Uno spettacolo che si allontana il più possibile dalla versione originale del Premio Nobel, ogni sera diverso – nonostante non ci sia niente d’improvvisato -, recitato con il pubblico e non per il pubblico, è uno spettacolo ricco di cambi di registro, è un’allegoria che confonde i generi, la finzione con la realtà, i sogni del popolo con la cronaca. Un viaggio corale che, come nel caso dell’originale datato 1969, è un’operazione politica: come 40 anni fa, la nostra è ancora un’epoca in cui difendere dei valori significa difendere la sopravvivenza. Ma è anche un’operazione culturale, perché vuole recuperare insieme al pubblico le radici profonde del teatro popolare.

2 febbraio 2011
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi