Gallarate

La storia siamo noi. Giovani Anpi contro Giovane Italia

Dura presa di posizione dei giovani dell’Anpi di Gallarate nei confronti dell’associazione Giovane Italia, legata al Pdl, intende festeggiare i 150 anni dell’Unità del Paese con un itinerario storico alquanto singolare: partendo dall´irredentismo, passando per le avventure coloniali, l’avvento del Fascismo, e l’inizio dell’influenza americana, il dopoguerra, il grande cinema italiano e soprattutto il made in Italy.

“Leggendo tali affermazioni – dice Ilaria Enrica Mascella – abbiamo avuto l’impressione che tra Fascismo scritto maiuscolo e inizio dell’influenza americana mancasse qualcosina. Effettivamente mancavano non solo i fondamentali due anni di Lotta di Liberazione, ma le fondamenta stesse dello Stato: la Costituzione. Abbiamo poi avuto un’altra triste impressione, che mancasse, all’inizio di tutto, il Risorgimento, vera e propria culla di ciò che ci accingiamo a festeggiare. Prescindendo dalle opinioni politiche contingenti, dalle nostalgie di qualcuno per il Ventennio tutto da condannare (e già irreversibilmente condannato dalla Storia), qualunque persona di buon senso comprenderebbe l’incoerenza del fascismo all’interno dell’ampia costruzione di un’Italia Unita, che esso ha contribuito più a dividere con Salò e l‘alleato nazista piuttosto che ad unire seppur con grandi opere pubbliche di enorme utilità (leggi: necessità di costruire il consenso)”.

Continuano i giovani dell’Anpi di Gallarate: “Verrebbe qui da domandarsi se le opere pubbliche e la puntualità dei treni possono sostituire la libertà di manifestazione del pensiero e del dissenso, se possano giustificare la morte degli oppositori politici e quella dei soldati mandati al fronte con le scarpe di cartone per celebrare la finta grande Italia. Tuttavia, storicamente e culturalmente non si può dimenticare la Resistenza, non la si può ricondurre in un angolo come se non fosse esistita. Vorremmo ricordare ai ragazzi del Pdl che è grazie al sacrificio di quei partigiani che oggi loro scrivono sui giornali ed esprimono le proprie idee. Ed anche se per loro non è così, poco importa, perché quelle persone hanno messo a disposizione la loro vita non considerando i ringraziamenti delle future generazioni. Inoltre non si può dimenticare la Costituzione, strumento giuridico da cui la convivenza civile del Paese non può prescindere, perché piaccia o meno essa regola la nostra convivenza e detta le norme generali per l’ordinamento dello Stato, che per quanto qualcuno voglia sovvertire, sono tutt’ora lì contenute: né si può ignorare come l’Antifascismo sia il presupposto politico posto a suo fondamento. È quantomeno strano che dei giovani aspiranti politici dimentichino di nominare la Carta sulla quale la loro stessa attività si basa”.

“E poi ci domandiamo – continua la presa di posizione – come sia possibile dimenticare (almeno di accennare) il Risorgimento, quando esso dovrebbe essere la colonna portante di tutti i festeggiamenti e i ragionamenti per l’Unità d’Italia. Cosa sarebbe oggi il Paese se oltre 150 anni fa non fosse esistita quella splendida collaborazione tra Garibaldi, oggi più amato in America Latina che in Patria, Mazzini e Cavour, forse il più grande statista a cui il Paese abbia avuto l’onore di dare i natali. Come si può dimenticare nei propri discorsi sull’Unità d’Italia proprio chi l’Italia l’ha fatta? Forse aveva ragione D’Azeglio, e le sue parole sono ancora estremamente, e tristemente, attuali: “Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli Italiani”. Chiediamo a tutte le forze politiche, di destra e di sinistra, di evitare ogni strumentalizzazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, affinché essi possano finalmente diventare un momento di condivisione nazionale, tralasciando la posizione geografica, le idee politiche, la religione, la razza, e ogni diversità che semplicemente rendono variegata la cultura italiana, contribuendo alla sua unicità. L’irredentismo, il colonialismo, l’influenza americana, il made in Italy ma anche le rivolte studentesche, Piazza Fontana e le stragi degli anni 70 sono la nostra storia. Tuttavia tutto ciò non può prescindere dal Risorgimento, dalla Resistenza e dalla Costituzione”.

1 febbraio 2011
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