Varese

150° Unità, Casa Pound celebra la “notte verde”

Da sinistra, Scianca, Dieng, Scandroglio e Oneto

C’era molta aspettativa, ieri sera, per l’incontro sull’identità che rientrava in un programma di dibattiti sui 150 anni dell’Unità organizzato da Casa Pound in Lombardia. Il confronto di ieri sera si è tenuto nella sala Montanari dell’ex Rivoli e di fatto era la prima iniziativa che, sull’anniversario così controverso a Varese, dove la Lega non ha mai nascosto imbarazzo sul tema, veniva organizzato in una sede del Comune di Varese, affittata dai militanti di Casa Pound.

A dare vita al confronto tre esponenti di culture diverse: oltra a Casa Pound, è intervenuto Gilberto Oneto, storico di area leghista, autore di varie opere sul Risorgimento, a Varese in rappresentanmza di “Terra Insubre”, e Thierry Dieng, tra i fondatori del movimento di immigrati Ubuntu, anche se, a dire il vero, di immigrati, in sala, non se ne sono visti per nulla. A moderare il confronto nella sala dell’ex Rivoli, il giornalista Lorenzo Scandroglio, firma del supplemento domenicale del quotidiano “La Prealpina”, “Lombardia Oggi”.

Come è stato spiegato all’inizio del confronto, sono tre le “notti” organizzate da Casa Pound in Lombardia: la prima, “verde”, era quella di Varese, incentrata sull’identità; la seconda, “bianca”, si terrà a Brescia e sarà sulla memoria; infine la terza, “rossa”, a Milano, su temi comunitari.

“Non festeggerò il 150° anniversario”, ha esordito Oneto, che ha ricordato la definizione di patria di un ufficiale vandeano: mentre i giacobini, diceva questo signore, la patria ce l’hanno nella testa, noi l’abbiamo nella terra cha abbiamo sotto i piedi, nelle tombe dei nostri antenati, nelle nostre case. Oneto ha proposto il concetto di “sussidiarietà dell’identità”: nel senso che, a seconda dei problemi che vanno affrontati, si sta ad un piano diverso, dalla famiglia alla città, dal Paese all’Europa. “L’Italia oggi non serve più, è inutile, essendo rimasta soltanto un’agenzia delle entrate”.

E’ poi intervenuto Adriano Scianca, responsabile cultura di Casa Pound a livello nazionale, che ha esordito facendo riferimento al Fascismo, e ricordando “il fatto che il Fascismo portasse i bambini, con le colonie, a scoprire carnalmente la loro patria”. L’esponente di Casa Pound ha chiarito che gli aspetti originari, “carnali”, citati da Oneto, sono soltanto la base su cui costruire l’identità, ”che per esistere deve essere incarnata da una volontà politica”. Insomma, per Casa Pound l’identità è un fatto etnico, ma anche una costruzione culturale. “Gli antenati ce li scegliamo”, ha detto Scianca. Che ha aggiunto: “Criticare l’Italia di oggi è come sparare sulla Croce Rossa. E c’è da domandarsi: se ad affrontare la globalizzazione non ci aiuta l’Italia, ci possono aiutare le identità padane, insubri o varesotte?”.

Dopo avere chiarito di avere partecipato all’incontro perchè convinto della necessità dell’incontro come base per battere xenofobia e razzismo, Thierry Dieng ha fatto riferimento alla sua bioghrafia per parlare di identità multiple e simultanee. “Io sono nato in Francia, sono venuto in Italia, poi mi sono trasferito in Africa, e tutto questo fa parte a pieno titolo della mia identità”.  Per Dieng il concetto di “piccola patria” è fuori dalla storia. “Io mi sento cittadino del mondo – ha continuato il fondatore del movimento Ubuntu -, e sono convinto che il mondo sia fatto di incontri”. A noi spetta “di aprire le nostre menti”.

29 gennaio 2011
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