Economia

Stasi (Cgil): la crisi morde e si scarica sulle famiglie

Franco Stasi, segretario generale Cgil VareseCon l’inizio dell’anno, tornano i problemi dell’economia e, in primo piano, quelli dell’occupazione. C’è chi parla di un’inversione di tendenza sul fronte della crisi, di una ripresa forse più annunciata che reale. Per fare il punto della situazione chiediamo di tracciare un bilancio della situazione del lavoro sul territorio della nostra provincia al segretario generale della Cgil di Varese, Franco Stasi, che sta per fare un bilancio del tesseramento della sua organizzazione. La Cgil aveva oltre 71 mila iscritti lo scorso anno, un dato che dalle prime indicazioni sembra tenere nonostante la crisi. 

Come inizia il nuovo anno: la ripresa sta arrivando?

Al di là di qualche timido segnale dal punto di vista dei fatturati in alcuni settori, restano grandi difficoltà sul fronte-occupazione. Insomma, la crisi continua a mordere. Non si tratta solo di tornare ai livelli di tre anni fa, e non è cosa immediata, ma anche di tornare a livello di un’occupazione dignitosa. Poi ci sono casi emblematici, che però sono la punta dell’iceberg: Induplast, i precari della Provincia, la compagnia Livingston. Ma c’è poi un problema di fondo…

Quale sarebbe questo problema?

Il fatto che il lavoro, nell’agenda politica, nella stessa comunicazione, viene relegato in secondo piano, diventa un aspetto residuale, e questo rappresenta un grosso rischio. Tanto più in un momento come questo, in cui l’attenzione è attirata da faccende che non hanno nulla a che fare con la vita quotidiana della gente.

Tra gli strumenti per fare fronte alla crisi c’è il tavolo provinciale. Come sta andando?

E’ uno strumento utile, perche chi partecipa a quel tavolo discute guardando all’interesse del territorio. Anzi, sul fronte degli accordi anti-crisi, la nostra provincia ha prodotto parecchio: l’accordo con Camera di commercio e Provincia per coprire i crediti delle imprese nei confronti della pubblica amministrazione; i quaranta accordi nei vari Comuni (dei più diversi colori politici) per ridurre le tariffe; il Progetto 2020 con Insubria e Liuc per immaginare il nostro territorio nel futuro, oltre la crisi.

Com’è lo stato dei rapporti tra confederazioni? Si sono acuite le divisioni con il caso Mirafiori?

Abbiamo sempre preseguito una politica sindacale unitaria. Abbiamo sempre cercato di lavorare insieme e questo ha dato buoni risultati, come dimostrano gli accordi appena menzionati. Ma sui temi generali restano delle differenze, e tutta la questione degli accordi separati e lo stesso caso Mirafiori, certo non aiutano. Come non aiutano i “falchi” di Federmeccanica che insistono sulla contrapposizione tra contratti aziendali e nazionali, con il rischio di estendere la legge della giungla dove i lavoratori si presentino da soli davanti al vertice aziendale. Resta comunque la necessità di ridefinire le regole della rappresentanza, su questo non c’è il minimo dubbio.

Come giudica la crisi che si abbatte soprattutto sui ceti più deboli, sulle famiglie?

Sono convinto che questa crisi gravissima si scarichi con violenza su famiglie e pensionati, che finiscono per diventare gli ammortizzatori sociali d’eccellenza. E poi non si può dimenticare la crisi etica e di valori che appare dalle vicende nazionali, che sgomentano le famiglie. Si respira un clima generale pesante, che si vede anche in questi episodi di cronaca, come la scritta Br alla Cgil di Como, il falso allarme bomba a Besozzo. Un clima nel quale è spesso la Chiesa a pronunciare giudizi equilibrati, per fortuna.

State per comunicare i dati del tesseramento: quale immagine esce per la Cgil?

Nonostante la crisi, esce l’indicazione di un’organizzazione in salute, che è diventata un punto di riferimento per tanti lavoratori, per le famiglie, per i pensionati, anche con l’ausilio di una rete di servizi efficiente.

Quali sono le priorità per questo anno appena incominciato?

Senza dubbio l’obiettivo politico dell’unità sindacale, una maggiore attenzione della politica sui temi del lavoro, una politica migliore con più spessore etico, un’azione ancora più incisiva a favore dei ceti più deboli, dei giovani, delle donne, a favore dell’integrazione degli stranieri. E poi non dimentichiamoci Malpensa, di cui adesso non parla più nessuno.

21 gennaio 2011
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