Carnago

Giorno memoria a Carnago con mostra di Mauri

Particolare di un'opera di Mauri

In occasione del “Giorno della memoria”, cioè la commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, dell’Olocausto, a Carnago l’assessore alla Cultura, Silvia Delcò, carnaghese di nascita, ed il direttore artistico Claudia Canavesi, quest’anno propongono tre momenti di “riflessione” e ricordo.

Sabato 22 gennaio presso la chiesa di San Rocco, alle 17.30, Raffaella Realini e gli studenti della scuola media si impegneranno nella lettura di pagine contro l’oblio, per ricordare la Shoah, accompagnati da musiche rumene e tzigane. A conclusione (ore 18.30) verrà inaugurata la mostra di Fabio Mauri “Manipolazione di cultura e liberopensiero”.

Il giorno della commemorazione, giovedì 27 gennaio, presso il circolo Auser, alle 21, Angelo Chiesa, presidente provinciale dell’Anpi, interverrà a ravvivare la memoria della Shoa, prima della proiezione del film “Il pianista” di Roman Polanski. Sono piccoli esempi di “resistenza” reale di cui l’Italia è costellata in questo turbato inizio secolo. Esempi illuminanti che parlano ai giovani ed a coloro che la guerra l’hanno vissuta.

La mostra di Fabio Mauri, dalla collezione di Fermo Stucchi, è essenzialmente l’immagine di ciò che nel nostro vissuto collettivo può ricordare quel travagliato passato, dove pochi esseri sconsiderati trattavano il proprio prossimo con sprezzo e superiorità per affermare qualcosa che non era ben chiaro neppure a loro, perché nascondeva solo irrefrenabile sete di potere. I quindici pezzi in mostra attraversano il lavoro di uno dei maestri dell’avanguardia italiana del secondo dopoguerra.

Fabio Mauri, nato a Roma nel 1926 e scomparso nel 2009 all’eta’ di 83 anni, racchiude nei suoi primi diciotto anni di vita tutto il suo futuro lavoro: la guerra, la conversione, la follia, il dramma degli ebrei mai più tornati, la scoperta del fascismo reale. Dal 1956 opera nelle fila dell’avanguardia italiana, nel 1968 fonda con Barilli, Pagliarini ed altri la rivista “Quindici”. Del 1971 è la performance “Che cosa è il Fascismo”.

“Manipolazione di Cultura e Liberopensiero” è un’esposizione che esplode “la potenza performativa di quel linguaggio apparentemente arcaico, ma in realtà attualissimo, che è il mito. Il mito agisce, Il mito è efficace. Il mito è un’arma…” (Rocco Ronchi). Mauri esamina l’aderenza linguaggio ed uomo ricavandone una “nozione antropologicamente maligna: il linguaggio è cattivo, o il suo uomo lo è, o l’uno e l’altro”. Quindi Mauri approda al concetto di “silenzio” con questi quindici rappresentazioni in mostra da sabato 22 fino al 30 gennaio all’interno di San Rocco. Un silenzio deputato a mostrare il grande vuoto della macchina mitologica: le bande nere sovrapposte da Mauri alle immagini pseudomitiche del fascismo e le didascalie nient’affatto ironiche restituiscono la dimensione del silenzio anche nello spettatore, conducendo all’assenza della potenza performativa del mito. L’uomo, educato da questo vuoto, può dunque accedere alla condizione di pace dove il linguaggio è condivisione di un luogo comune. E in una chiesa mai consacrata, edificata nel 1524 per devozione del popolo e restaurata alla fine dell’800, il silenzio della conoscenza nel 2011 è una proposta illuminante per commemorare quel 27 gennaio, in cui i cancelli di Auschwitz furono abbattuti.

21 gennaio 2011 Ombretta Diaferia redazione@varesereport.it
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