Politica

Tettamanzi arriva a Varese mentre infuria la bufera

Un momento di riflessione comune, un appuntamento ormai entrato nella consuetudine, l’incontro tra l’Arcivescovo di Milano e gli amministratori locali che operano nel territorio della diocesi. Dopo il primo incontro a Lecco il 14 gennaio, domani sera, giovedì 20 gennaio, il cardinale Dionigi Tettamanzi sarà a Varese, nella Sala Pigionatti dell’Istituto De Filippi, per incontrare gli uomini politici.  Si recherà successivamente a Monza e a Milano. Un momento particolarmente caldo per i rapporti tra la morale e la politica, con la stessa Santa Sede e il quotidiano cattolico “Avvenire” scesi in campo per esprimere la loro indignazione di fronte a comportamenti assolutamente inaccettabili soprattutto da un punto di vista morale. 

Stando al messaggio proposto nel primo incontro di Lecco, l’Arcivescovo, rivolgendosi agli amministratori, li esorta a guadagnarsi la stima con l’onestà del servizio cercando con fiducia il dialogo nelle comunità cristiane. Per rileggere in profondità il loro vissuto quotidiano riprende dal “Discorso alla Città” la parabola del seminatore. E come il seminatore, il sapiente amministratore affida con generosità la semente non al solo terreno buono, ma anche al terreno che si trova lungo la strada, tra le pietre e in mezzo ai rovi. Gli amministratori sono le persone che per prime possono e devono occuparsi della cura di tutto il territorio, preoccupandosi di creare il consenso autentico intorno alle scelte da assumere, specie per quelle più rilevanti. Ma con un di più, che l’Arcivescovo identifica con la virtù della lungimiranza che sa discernere ciò che è fondamentale da ciò che è affrontabile in un secondo tempo e invoglia a rimanere in profondo ascolto delle necessità primarie della vita quotidiana, che spesso vengono dimenticate a favore di ciò che è straordinario, accattivante, capace di suscitare forti emozioni.

In funzione delle comunità del “domani” e non solo dell’immediato tornaconto del consenso elettorale, l’Arcivescovo esemplifica alcune azioni lungimiranti, quali creare occasioni di lavoro duraturo, offrire una casa a condizioni accessibili ai giovani, sostenere la famiglia nelle sue esigenze concrete; ma anche preservare il patrimonio ambientale, senza devastarlo per fare spazio a nuovi insediamenti non strettamente necessari.

Ma perché la lungimiranza non sfoci nell’utopia, il Cardinale invita a coniugarla con la virtù della perseveranza. Perseverare non significa però procedere su linee prefissate e non più modificabili. L’approccio ideologico è cattivo consigliere, come d’altra parte quello puramente pragmatico disposto ogni giorno a mutare gli obiettivi in vista dell’interesse del momento. L’approccio migliore è quello – suggerito dalla Bibbia – che conosce e affronta il faticoso orientarsi della libertà, l’incerto progredire delle decisioni, le resistenze che si oppongono a ogni scelta.

Perseverante è quell’amministratore che sa sopportare le avversità. È nella pratica della vita di fede e nella preghiera che l’amministratore cristiano accresce la virtù della perseveranza: così nelle difficoltà troverà non solo lo sconforto ma anzitutto l’occasione per rigenerare il proprio servizio e renderlo più attento e autentico. Come la semente del Seminatore, anche le scelte dell’amministratore devono essere buone, ma in tutto e non soltanto nelle intenzioni, nelle finalità o nei modi. L’amministratore semina umanità, umanizza il territorio che amministra, quando opera con giustizia e quando costruisce giustizia. Come dice l’etimologia della parola, sindaco è l’«amministratore di giustizia» che tratta tutti i cittadini allo stesso modo. Ma per evitare di restare paralizzati da una sensazione di sproporzione tra le attese della gente e quanto si riesce a produrre è necessario – suggerisce l’Arcivescovo – fare affidamento alla parola evangelica: il bene, pur se piccolo seme, è destinato a crescere e a contagiare gli altri.

19 gennaio 2011
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