Lettere

Portafoglio, cuore e pancia

Caro Direttore, ti ringrazio per l’attenzione che ci hai rivolto col tuo pezzo a commento della nostra iniziativa di lunedì 17 gennaio. Io credo che tu ponga, nel tuo articolo, una serie di riflessioni che meritano, quanto meno da me che ho la responsabilità del PD di Varese, una risposta seria, sincera ed onesta. Ci conosciamo da molto tempo e sai che non amo la retorica e, meno ancora, i “politici” che contano balle

 per cui, sarò franco al limite della brutalità.  Io credo che il PD di Varese, con la presentazione di una bozza di programma, abbia fatto una scelta coraggiosa e anticonformista, oltre che di coerenza. Da anni tutti si lamentano di come la politica ( quindi anche quella cittadina ) abbia assunto solo caratteri personali e carismatici. Da molto tempo si stigmatizza il fatto che i simboli di partito siano sostituiti dal nome di questo o di quell’altro candidato. Da molti anni ci si lamenta che l’immagine, lo charme del candidato, sostituisce qualsiasi programma o ragionamento politico. Anzi, oserei scrivere che da venti e più anni dei programmi non gliene frega più a nessuno. Quello che conta, quanto meno in apparenza, è la “narrazione” che il candidato sa dare e la sua capacità di bucare gli schermi.

Una visione si fatta ha fatto si che anche uno strumento di partecipazione come le primarie, talvolta, divenissero un alibi per nascondere il vuoto di idee che circonda alcune candidature.

Così, anche noi, abbiamo assistito a strane “alleanze” politiche per cui, chi ha sempre avversato le primarie, per cultura o per pregiudizio, oggi si unisce al coro di chi pensa di essere l’unico depositario di modernità solo perché di moderno ha il linguaggio o lo strumento con cui comunica, salvo poi, tutti insieme, proporre visioni di società “ideologiche” e ricette politiche da anni sessanta come se la storia nulla avesse insegnato e come se la politica fosse statica e non un processo che si evolve sempre e di continuo.

Bene, io credo che occorra essere coerenti. Se si è contro la personalizzazione della politica occorre compiere dei gesti conseguenti. Se si vuole discutere prima di contenuti, se si vuole che la gente, gli elettori – che sono sempre più intelligenti di quanto noi si facciano – abbiano la possibilità di giudicare i politici e gli schieramenti sulla base di quello che propongono, allora, il punto di partenza non possono che essere le idee.

Insomma, se si crede che gli elettori, quegli stessi cittadini che si devono preoccupare di dare un futuro a se e ai propri figli, non scelgono chi li deve governare in base alla presenza di un “bel faccino sorridente”, ma fanno una scelta dettata dalla vicinanza dei programmi alle proprie tasche ( una volta si diceva così ), al proprio cuore e alla propria pancia ( già perché esiste anche quella ), allora la sfida vera e anticoformista è proprio quella di parlare a portafoglio, cuore e pancia facendo proposte di senso, proposte chiare e che si possono discutere.

Questo è quello che abbiamo deciso di fare noi a Varese. Nel silenzio contenutistico che circonda le prossime amministrative, il PD di Varese, ha deciso di mettersi in gioco e lo ha fatto sfidando il conformismo di molte forze politiche del centrosinistra, sfidando la cultura dell’annuncio del centrodestra, sfidando, consentimi, anche, anche il conformismo di una parte della stampa che si è adeguata alla banalità e al vuoto di idee che da venti anni la nostra città vive.

Siamo criticabili per questo? Io credo che le critiche dovrebbero, come giustamente hai fatto tu, riguardare il merito di alcune nostre proposte. Ed è anche per questo che abbiamo iniziato un percorso di confronto con i cittadini e non blindato la nostra proposta.

Abbiamo scelto una strada in salita e difficile? Si lo abbiamo fatto, ma lo abbiamo fatto anche consapevoli che, o si fa così o la politica perderà sempre più credibilità e si troverà sempre più a parlare di “vecchio porco che deve essere salvato dallo sputtanamento” ( Calderola “Il Riformista” del 18 gennaio 2011 ). Riusciremo in questo? Non può essere questa la domanda che ci impedisce di provare.

La cosa si deve fare perché è giusto farla e perché è così che si può recuperare ad una dimensione non populista e seria i cittadini. Io, personalmente, confido nell’onestà intellettuale dei molti e confido che il nostro comportamento sia apprezzato e valutato per quello che è.

Il coerente impegno a cercare di fare politica come servizio alla comunità e come strumento di bene comune, parola, quest’ultima, di cui si è perso, forse, il significato.

Roberto Molinari

Segretario Cittadino PD

Varese

19 gennaio 2011
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