Varese

“Tosca” cinematografica, ma debole di voci

Un momento della Tosca proposta al Teatro Apollonio

Una singolare ”Tosca” è stata proposta, questa domenica pomeriggio, al Teatro Apollonio di Varese. Si trattava della versione realizzata da AsLiCo (la milanese Associazione Lirica e Concertistica Italiana), che rientra, insieme alla versione dell’opera “Le nozze di Figaro” di Mozart, nel circuito pocketOpera, giunto alla sua sesta edizione e sostenuto dalla Regione Lombardia e dal Circuito Lirico Lombardo.

La messa in scena proposta a Varese, per la regia di Federica Santambrogio,  seguita da un teatro con almeno quattrocento spettattori, affronta il celebre capolavoro di Giacomo Puccini con un forte investimento sul piano delle scene e delle coreografie, certamente di forte impatto sul pubblico. L’impressione forte è che la produzione abbia scelto di privilegiare un’immagine molto cinematografica. Come nel caso del primo atto, quando una processione di alti prelati romani evoca un’analoga scena del film “Roma” di Federico Fellini, in cui si assisteva ad una sfilata di moda di vescovi e preti. Gli “sgherri” che accompagnano il perfido Scarpia sembrano usciti da Matrix, per non parlare dei chierici, vestiti di rosso, che evocavano qualche pellicola di Russell o Kubrick.

Meno convicenti, invece, le voci degli interpreti, che qualche volta non eccellevano davvero. Un aspetto piuttosto diffuso in circuiti dedicati all’opera lirica e rivolti ad un pubblico popolare. Resta il fatto che questa opera, come la diversa, precedente produzione di “Trovatore” di Verdi, richiama pubblico e costituisce uno spettacolo molto apprezzato nel Varesotto. Le stesse due opere del cartellone pocketOpera sono state infatti incluse sia nel cartellone della Fondazione culturale di Gallarate e in quella del Teatro di Varese.

16 gennaio 2011
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi