Lettere

Alcune riflessioni su via Gradisca

Mi riferisco al fatto avvenuto qualche giorno fa in via Gradisca a Varese. L’inveire di un giovane politico per un fatto purtroppo realmente accaduto, grottesco, maldestro, con una vittima che ha riportato ferite. Il fatto è da stigmatizzare, non c’è dubbio, ma da stigmatizzare sono molti altri elementi. Prima di tutto va stigmatizzato l’urlare contro chi è in sostanza indifeso.

Facile prendersela, darti da fare contro, condannare, rasentare la xenofobia nei confronti degli immigrati e magari clandestini, che non possono controbattere, vista l’evidente inferiorità in cui si trovano. Datti da fare invece contro i potenti, contro chi ha nelle mani le leve di comando, contro certi associazionismi, che governano di fatto il lavoro, la ricchezza. Reagisci alla lottizzazione dei posti che contano, reagisci contro le consorterie, contro le corporazioni che bloccano la libertà, l’iniziativa dei giovani. Reagisci contro tutto quanto blocca il rinnovo della nostra società. Ma questo è difficile, richiede molta intelligenza e vero coraggio, bisogna avere fegato per far questo. Più facile prendersela contro gli immigrati. Contro gli sprovveduti, disperati, affamati che fanno atti contro la legge con strumenti evidentemente inadeguati, cercando chi apparentemente è più debole di loro …

E’ evidente che questo povero diavolo ha fatto un atto più che condannabile. Sarà punito per questo: ma perché l’ha fatto? Non ha lasciato le sue terre per fare questo atto cretino! Non ha affrontato i pericoli di un viaggio clandestino per aggredire un ragazzo, usando un temperino come arma … Ha lasciato la sua terra, la famiglia, la miseria, con la speranza di un lavoro e si è invece ritrovato a fare un’immensa sciocchezza, immerso nella disperazione e nella fame fino al collo.

C’è qualcosa che non va, non c’è dubbio. Qualcosa che non va nella società da dove è partito, dove la scarsa ricchezza è distribuita in modo più che ingiusto, dove migliaia di giovani sono bloccati in una spaventosa megalopoli, dove si vive nei cimiteri e ma c’è anche qualcosa che non va nella società dove è giunto, dove la ricchezza è relativamente meglio distribuita, ma dove sotto un tenore di vita ad arte gonfiato da una mielosa propaganda infingarda e bugiarda, si stanno creando spaventose tensioni e ingiustizie.

Mi lascia perplesso una società che manda i suoi giovani a fare i missionari buttandoli allo sbaraglio, oppure che li manda a portare la pace armati fino ai denti e messi nella impossibilità di avvicinare le genti che dovrebbero ricevere questa pace, esponendoli quindi all’alto rischio di perdere la vita, come poi purtroppo avviene. Mi lascia perplesso una società che quando poi trova lo straniero qui, nel suo contesto, temendo di essere invasa, lo isola impedendogli di vivere e non cerca soluzioni a questo immenso problema, complicato certo, ma che richiede con urgenza impegni molto diversi da quelli messi in atto.

Queste sono alcune delle perplessità che mi agitano e Dio sa quanto desidererei dialogare con altri per trovare soluzioni possibili, perché la ricerca della vera pace sta dietro a questi temi.

Emilio Corbetta, consigliere comunale

4 gennaio 2011
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