Varese

La generazione-zero sul palco del Teatro Nuovo

"Working Class Zero" al Teatro Nuovo di Varese

Un gennaio con appuntamenti di alto profilo da segnare in agenda. Sono quelli proposti dalla rassegna “Note di scena” promossa al Cinema Teatro Nuovo di Varese da Filmstudio 90, in collaborazione con GiorniDispari Teatro, associazione diretta dalla talentuosa Serena Nardi e da Michele Todisco.  I due spettacoli sono “Working Class Zero”, proposto dalla compagnia uboldese degli Equilibristi il 13 gennaio, mentre il 27 gennaio sarà in scena una vera chicca, quel ”Shabbes Goy” realizzato, con la consulenza di Moni Ovadia, dal Teatro Blu di Silvia Priori, che ha sede a Cadegliano. Due realtà teatrali d’eccellenza con che ha radici nel nostro territorio provinciale.

“Working Class Zero” è il ritratto di una generazione precaria, che ha spento i sogni e le attese. Affresco a tinte forti della quotidianità dei “giovani trentenni” di non più belle speranze. Questo il tema dello spettacolo realizzato dalla Compagnia degli Equilibristi, che ha sede ad Uboldo (Saronno). Esso mutua e trasforma il titolo della canzone di Lennon (“Working Class Hero”), che inneggiava agli eroi della classe lavoratrice. Quegli eroi non esistono più, al loro posto campeggia uno Zero, il nulla delle mancate prospettive che attanaglia le giornate degli eterni cacciatori di impiego. Da un soggetto originale della Compagnia degli Equilibristi, lo spettacolo ha già ottenuto alcuni riconoscimenti in ambito teatrale.

Lo spettacolo “Shabbes Goy” è la proposta di  Teatro Blu di Silvia Priori, ricavata dalla interminabile opera di Harry Bernstein (in questo caso ci si riferisce a “Il muro invisibile”, ma la Priori si è dichiarata interessata a mettere in scena anche i successivi volumi). Nella Torah è scritto che il mondo non può esistere senza miracoli. Essi sono il contrappeso delle sciagure, rimarginano i lutti con le nascite. C’era una volta una strada, una piccola strada tranquilla che si notava difficilmente in mezzo alle altre, ma ciò che la rendeva eccezionale era il fatto che gli ebrei vivevano da una parte e i cristiani dall’altra, divisi da un muro invisibile.

Due mondi con usanze, credenze, pregiudizi diversi si fronteggiano, quasi non fossero parte di un’unica realtà, quella della miseria. Si parla di una famiglia come tante: il padre, un ebreo immigrato dalla Polonia, lavora alle manifatture tessili, sperperando gran parte del suo salario al pub. La madre manda avanti la famiglia come può, ricorrendo a mille espedienti. La loro povera casa si allinea con altre simili su una strada di ciottoli di una cittadina industriale del nord dell’Inghilterra. La Prima Guerra mondiale incombe, e con essa eventi che cambieranno per sempre la vita della famiglia e quella della strada.

Quando Lily, la sorella maggiore, vince con il massimo dei voti una borsa di studio, il padre si oppone e la trascina con sé alle manifatture. Ma alla fine della guerra l’amore segreto per Arthur, un ragazzo cristiano, darà a Lily la forza di ribellarsi e di sfuggire a un destino segnato. Solo il figlio nato da questa unione negata sarà in grado di aprire una crepa nel muro, lasciando filtrare un raggio di luce.

3 gennaio 2011
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