Busto Arsizio

Giornata memoria, sold out replica di Wiesel al Sociale

Il Premio Nobel Elie Wiesel

Una notizia positiva, che dice l’attenzione di scuole ed insegnanti ad una data come quella della Giornata della Memoria, che cade il 27 gennaio di ogni anno e ricorda la Shoah in cui furono eliminati sei milioni di ebrei. Come ogni anno, con la coerenza che lo contraddistingue, il Teatro Sociale di Busto Arsizio propone uno spettacolo basato su un capolavoro come “La Notte” di Elie Wiesel, premio Nobel per la pace.  Uno spettacolo che si replicherà per tre volte, e che vede la data del 27, alle ore 10.15, già esaurita.

Un segnale positivo, di come la cultura vera, quella che sale dal basso e si diffonde tra i più giovani, può avere un suo spazio. Lo spettacolo “La Notte”, che vede la partecipazione degli attori del teatro Sociale e degli allievi di «Officina della creatività»,
 è un cavallo di battaglia della realtà teatrale diretta da Delia Cajelli, e merita tutta l’attenzione che riceve ogni anno.

Sul palco per non dimenticare. Sul palco per ricordare i milioni di vittime, ebrei e prigionieri politici, che morirono nei campi di concentramento nazisti. Per il decimo anno consecutivo, il teatro Sociale di Busto Arsizio ricorda la Giornata della memoria, momento di riflessione istituito -come recita la legge 211 del 20 luglio 2000- «per ricordare le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, i cittadini italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che -anche in campi e schieramenti diversi- si sono opposti al progetto di sterminio, ed anche a costo della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati».

Lo spettacolo «La Notte», per la riduzione scenica e la regia di Delia Cajelli, vedrà in scena gli attori del teatro Sociale (Gerry Franceschini, Mario Piciollo, Anita Romano e Claudio Tettamanti) e gli allievi laboratori teatrali «Officina della creatività», corsi per studenti delle scuole di ogni ordine e grado che l’associazione «Educarte» tiene nella città di Busto Arsizio. Il suono del violino, lo sferragliare del treno e alcune canzoni yiddish del tempo saranno gli unici suoni di accompagnamento dello spettacolo, interamente basato sulla parola, sulla «testimonianza».
La scenografia, fatta di pochi elementi come mucchi di gamelle e vecchi abiti, pone in evidenza la scritta «Arbeit macht frei» («Il lavoro rende liberì»). Emblema stesso della Shoah, quest’iscrizione è stata riprodotta fedelmente lo scorso anno dagli studenti della attuale classe V F del liceo artistico «Paolo Candiani» di Busto Arsizio, sotto la supervisione della professoressa Emilia Bonfanti, quale invito alla preservazione della memoria del genocidio ebreo e dei suoi simboli. Un invito che l’associazione culturale Educarte e il teatro Sociale di Busto Arsizio intendono rivolgere agli «adulti di domani», perché, come scriveva Primo Levi, «ogni uomo civile è tenuto a sapere che Auschwitz è esistito, e che cosa vi è stato perpetrato», per far sì che l’orrore non si ripeta.

3 gennaio 2011
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