Cultura

“In danger”, il Pasolini di Hirschman. Ed è subito poesia

La copertina del volume curato da Hirshman

Pensate ad una delle voci più importanti della poesia contemporanea sin dagli anni ’50, poeta, traduttore, ma anche pittore, che ha rappresentato una delle anime più forti del cambiamento. No, non è Pier Paolo Pasolini, al centro delle parole che seguono. Provate ad aggiungere “americana” tra poesia e contemporanea e “Beat Generation” al posto del cambiamento: appare il nome Lawrence Ferlinghetti. Che in questo caso è l’editore della mia personale favola di Natale.
 
Quando City Lights Books di San Francisco pubblica un titolo, l’attenzione si rivolge primariamente alla responsabilità di un vero editore coraggioso, quello che affrontò a testa alta un processo per aver scelto di creare un “poeta, non soltanto un minestrone beat”, come compose nel 1964 l’indimenticabile Fernanda Pivano: “Nel giugno del 1957 Laurence Ferlinghetti, poeta ed editore, fu condotto nella prigione di San Francisco. Il reato da lui commesso era quello di aver pubblicato nelle edizioni City Lights Books la raccolta di versi Howl (URLO) di Allen Ginsberg.”
 
Quando City Lights Books affida l’antologia di una delle figure italiane più controverse, Pier Paolo Pasolini, ad un poeta ed intellettuale americano tra i più rivoluzionari, Jack Hirschman, vuol dire che Lawrence Ferlinghetti, a ben novantun anni, persegue ancora il  rigore “poetico” e la “responsabilità” verso il prossimo suo. Già dimostrato con i “Roman Poems” del 1986, ripubblicato nel 2006 ed oggetto di un recital “Omaggio a Pasolini” in New York nel 2007.
 
“In danger” (letteralmente in pericolo) è l’antologia curata da Jack Hirschman, che “dipinse” l’autore corsaro nel suo “Arcano” del 2005 “né dandy, né maudit, né professore, / né poeta ufficiale, né straccione, / ma, come Pier Paolo, operaio del nome”. Il buon vecchio professore della UCLA di Los Angeles, “il più importante poeta vivente americano”, nato a New York il 13 dicembre 1933, licenziato nel 1966 per la sua attività “contro lo stato” (ovvero attribuire il massimo dei voti a tutti gli studenti destinati all’arruolamento per aiutarli a sfuggire dalla guerra), prese una posizione ferrea nei confronti della beat generation (di cui Ferlinghetti è uno dei più noti rappresentanti) e di amici come Ginsberg, Corso, Kaufman, Matz: definiva la loro una “rivoluzione borghese”, fatta di droghe e misticismo orientale.
 
Hirschman e Ferlinghetti concepiscono un’antologia pasoliniana. Due figure storiche del pensiero fermano gli ultimi “ricordi” reputando il dinamismo, la profondità e l’attualità di PPP ineguagliabili: propongono “In danger” per fornire approfondimenti validi sulle lucide e rigorose idee di un “outsider” e sull’importanza ancora attuale della sua formazione gramsciana, che rifugge dai valori della “middle-class” italiana.

Chi mastica l’inglese dovrebbe saggiarne l’ottima cura editoriale, i contenuti selezionati e altamente rappresentativi: trentasette “testimonianze” di PPP palleggiate per le duecentoquarantotto pagine delle cinque sezioni tra un collettivo di nove “translators”: Susanna Bonetti, Veruska Cantelli, Giada Diano, Lucia Gazzino, Norman MacAfee, Jonathan Richman, Flavio Rizzo, Pasquale Verdicchio e Jack Hirschman ovviamente.
 
L’antologia prende il titolo dall’intervista “Siamo tutti in pericolo” che Furio Colombo fece a Pier Paolo Pasolini per L’Unità, il 1 novembre 1975, qualche ora prima del brutale assassinio. Ogni sezione è strutturata cronologicamente e la prima “Provocations” (Provocazioni) è presentata da “Civil War” (visita di PPP a New York nel 1966), molto rappresentativa delle scelte partecipate del duo Hirschman-Ferlinghetti: bastano cinque testi per avvicinare il prossimo nostro. La seconda raccoglie “Poems 1941-1963” e gode anche di traduzioni in americano dal friulano di Lucia Gazzino.
“Litcrits”, la terza sezione centrale, corposa e succosa, ha selezionato l’attività critica di Pasolini: Fortini, Mandelstam, Calvino, McCarthy, Campana e Pound, il Buttitta di “Io faccio il poeta”, Cavafis, Maraini, Moore e le 101 storie zen.

Seguono “Poems 1964-1971” e chiudono “Last Thoughts” (ultimi pensieri), suggellando la levatura dell’intellettuale e poeta Pier Paolo Pasolini con due pensieri fondanti il prossimo nostro: il noto “golpe” (What is this coup? I know) e quell’ultima intervista che ha “nominato” quest’opera da soli 16.95 dollari: “We’re all in danger”.
 
Il nostro amato PPP non poteva ricevere miglior tributo da menti tanto rigorose da diffondere anche negli USA il pensiero provocatorio e profetico dell’autore di Casarsa. Merito della sintesi linguistica e della conoscenza partecipata? O semplicemente azione del prossimo nostro? La favola è finita.

31 dicembre 2010 Ombretta Diaferia redazione@varesereport.it
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