Arte

Mostre 2010. Sul podio il Fai e il Maga (ma con riserva)

La mostra Artparty al castello di Masnago

C’era una volta Morazzone. Doveva essere la mostra dell’anno a Varese, da realizzare nelle sale del Castello di Masnago. Pensata e ripensata, esaltata e, infine, definitivamente abbandonata. Dopo mille incertezze, entrava in campo l’irruente Vittorio Sgarbi, con uno strascico infinito di polemiche, querele, e quant’altro, tanto che della mostra del Morazzone non se ne è più saputo nulla. Ma all’improvviso si iniziava a parlare di un’altra mostra, altrettanto prestigiosa: la mostra sul Barocco Lombardo. Anche qui, annunci e squillare di trombe. E anche qui, dopo un po’, se ne sono perse le tracce, nonostante questa volta il Comune abbia più prudentemente programmato la mostra per il 2011. Incertezza, scarsa progettualità, poche idee e, soprattutto, nessuna capacità di attirare sponsor. Questa è Varese, sul fronte mostre. Mentre il 2010 ha segnato il taglio del nastro del grande Maga di Gallarate, che con questa iniziativa ha decisamente surclassato il capoluogo nell’anno che sta per finire.

Il 2010 è stato il primo anno della gestione della Sala Veratti, uno degli spazi dei Civici Musei (doloroso capitolo che qui tralasciamo per bontà d’animo) che il Comune ha affidato all’associazione Varesevive presieduta dall’editore Giuseppe Redaelli. Un passaggio di testimone che non ha prodotto nulla di particolarmente brillante, ma che in compenso ha segnato il debutto di un terribile baldacchino sull’entrata della Sala Veratti. Evento degno di nota sul fronte comunale, il piccolo pendant varesino della mostra di Rancate (Canton Ticino) dedicata al “Rinascomento nelle terre ticinesi”, che in Sala Veratti ha proposto un paio di tavole del pittore rinascimentale Francesco De Tatti. Ma il segreto dell’iniziativa sta nel fatto che il curatore è stato Giovanni Agosti, un assoluto fuori classe.

Ma il Comune di Varese, che raramente si segnala per le sue iniziative culturali, in questo 2010 ha messo a segno anche un’altra manifestazione assai interessante: la serie delle tre mostre, curate da Marcello Morandini, dal titolo “Artparty”, dall’architettura alle arti visive, dalla scrittura alla fotografia. Un evento riuscito perché originale nel suo percorrere le arti lungo il filo della sfera, capace di parlare ad un pubblico più vasto, in grado di coinvolgere intelligenze emarginate nella Varese culturale: pensiamo alla scrittrice Chiara Zocchi che della serie ha curato la sezione dedicata alla scrittura.  

Al contrario del capoluogo, Gallarate si è segnalato centro espositivo più attivo e dinamico: quest’anno è stato tagliato il nastro del Maga (Museo d’Arte di Gallarate), grande spazio per l’arte contemporanea. E proprio con un grande mostra dedicata ad una maestro del Novecento, “Il mistico profano. Omaggio a Modigliani”, una cinquantina di opere, alcune provenienti da prestigiose collezioni internazionali. Un bell’inizio, anche se le promesse non sono state del tutto mantenute nel corso dell’anno. Come nel caso della modesta “Flash80”. Già meglio la rassegna dedicata alla collezione Consolandi.

Ma per fortuna che c’è il Fai. Su tutte le iniziative, quelle che nel 2010 hanno conquistato il podio sono senza dubbio, ancora una volta, le mostre organizzate dal Fai a Villa Panza: e parliamo di “Cristiane Löhr. Dividere il vuoto” (maggio) e di “Robert Rauschenberg-Gluts” (da ottobre), distanti anni luce dal livello medio delle iniziative che si sono viste nella nostra provincia. Infine apprezzabile, più per la logica di un percorso coerente e programmato, che per i risultati espositivi, la serie di appuntamenti dedicati alla scultura del territorio, a cura di Flaminio Gualdoni, presso Villa Recalcati.

29 dicembre 2010
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi