Canton Ticino

Eros e morte in Araki. A Lugano raffinata retrospettiva

Uno degli scatti in mostra a Lugano

A guardare come si muove e come parla sembra un personaggio appena uscito da un Manga. E invece Nobuyoshi Araki è uno dei fotografi più popolari e più strapagati al mondo. Fotrografa di tutto, ma ha raggiunto il top da quando ha iniziato a fotografare donne, nude e spesso in posizioni erotiche. Certamente nel periplo “made in Japan” promosso dalla Città di Lugano, che comprende ben quattro mostre in diversi spazi espositivi sotto il titolo comune “Nippon”, spicca senza dubbio la mostra dedicata al grande fotografo, ospitata su tre piani del Museo d’Arte più conosciuto come Villa Malpensata. C’è addirittura chi si spinge a dire che questo itinerario è già un frutto del LAC (Lugano Arti Contemporanee), tanto futuro e futuribile che ancora non esiste.

All’ingresso della mostra “Araki. Love and Death“, i commessi si premurano a dire a qualche famiglia che le immagini proposte sono “forti”. In realtà di Araki si vede ben di peggio in giro. A Lugano è stata realizzata una raffinata retrospettiva che indaga l’ampio mondo del fotografo, dalle immagini della (da lui) amatissima Tokio ai nudi, passando però attraverso i ritratti di uomini, i fiori, le nuvole, i piatti, un gattino in fin di vita, sia a colori che in bianco e nero. Naturalmente, non mancano i famosi scatti di Polaroid, concentrati su un muro del museo, quasi fosse un super-mosaico post-moderno.

In un filmato che si vede lungo il percorso si vede il fotografo mentre lavora con una piccola équipe, molto personaggio, molto attore di se stesso. Un modo di fare, mentre cammina per le strade di Tokio, che evoca l’Andy Warhol che nelle vie di New York scattava casualmente, senza inquadrare. Scatti continui e ripetuti per cogliere la realtà. Che a Villa Malpensata viene restituita, nello spitrito di Araki, con continui cambi di marcia, cambiamenti da una sala all’altra, prove e tentativi.

Quanto all’eros, le immagini di donne nude sono assolutamente prevalenti. Ma qjuasi sempre con una punta di ironia, di finta sorpresa, di ricercato narcisismo. Grande anche il numero di immagini con donne legate, foto che, più che impressioni di violenza, esprimono il tentativo di modellare i corpi. Forte anche il gusto della citazione: come nel caso di immagini in bianco e nero che citano gli scatti espressionisti del grande Man Ray. A fare da pendant alle immagini di corpi e di sessi femminili, pose provocanti o ritrosie di fronte all’obiettivo, la Signora con la grande falce. Che si palesa nei fiori appassiti, nei piatti colmi di cibi tumescenti, in una sconcertante sequenza, tra gli ultimi lavori di Araki, relativa all’amata gatta Chira che sta morendo.

Un Giappone che qui si mostra nella sua faccia contemporanea, ma che altrove rivela di sè un passato straordinario per grazia e bellezza. Come nel caso della mostra “Ineffabile perfezione”, che a Villa Ciani di Lugano documenta la fotografia del Sole Levante dal 1860 al 1910.

La mostra “Araki. Love and Death” si svolge al Museo d’Arte di Lugano, Riva Caccia 5, e resgterà aperta fino al 27 febbraio 2011. Visitabile martedì-giovedì-sabato-domenica 10-18; venerdì 10-21, chiusa il lunedì. Se andate domenica i parcheggi a Lugano sono gratis.

27 dicembre 2010
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