Varese

Il presepe di San Vittore strizza l’occhio ai Celti

Il presepe realizzato quest'anno in San Vittore

A Natale il presepe la fa da padrone. In tutte le chiese di Varese si possono ammirare piccoli o grandi diorami, con grotta e palme, e con i personaggi tradizionali: oltre alla Sacra Famiglia, anche angeli, pastori, artigiani, passanti, qualche pecorella. Ma tra i tanti presepi che sono stati realizzati nelle chiese, risulta particolarmente curioso quello allestito proprio nel cuore della città, nella basilica di San Vittore.

Entrando in basilica, a destra, c’è un grande presepe. Salta subito all’occhio lo sfondo, che evoca le sponde del lago di Varese. In realtà il presepe è stato ambientato proprio in quel luogo. La casetta entro cui si vedono Giuseppe e Maria e il Bambino Gesù appare sospesa sull’acqua, e poggia su palafitte. Attorno ci sono pastori e altre figure richiamate dalla Natività. Un presepe, insomma, molto locale, ambientato sull’Isolino Virginia, il piccolo spicchio di terrenodi proprietà del Comune di Varese che sorge nel Comune di Biandronno, a pochi metri dalla riva occidentale del lago di Varese. A confermarlo una piccola pergamena collocata nel presepe, in cui si racconta la Buona Novella declinata a livello locale.

Nella pergamena infatti si legge: “Così l’Amore Divino ha aleggiato e progredito anche nell’antico popolo del Varesotto vissuto nell’Era delle palafitte sull’isolino Virginia del lago di Varese”. Diversi studi sostengono che sull’isola risiedesse una popolazione di origini celtiche, e infatti l’isolino è uno dei luoghi molto amati dai militanti del Carroccio, che certamente collocherebbe quell’isola in un ideale Pantheon delle origini dei lumbard.

25 dicembre 2010
© RIPRODUZIONE RISERVATA

3 commenti a “Il presepe di San Vittore strizza l’occhio ai Celti

  1. Emilio Corbetta il 26 dicembre 2010, ore 13:14

    I celti nel 5000 avanti Cristo non c’erano ancora. Gli scavi ultimi hanno evidenziato che all’Isolino Virginia l’insediamento datava cinque millenni prima che i celti giungessero nelle contrade nostre, evento che avvenne solo nel 300-400 avanti Cristo e senza lasciare segni della loro residenza. Segni più importanti furono lasciati dagli Etruschi che precedettero la discesa delle tribù celtiche. Quindi….

  2. Marco il 27 dicembre 2010, ore 17:16

    D’accordissimo per la datazione neolitica e non celtica dell’Isolino Virginia.
    Ma sui Celti sono state scritte molte falsità. Intanto arrivarono nel XII sec. a.C. (Cultura di Canegrate) poi continuarono nella Cultura di Golasecca. Gli Etruschi non lasciarono nulla o quasi. Ed altri Celti tornarono nel 400 a.c. (fine Golasecca inizio “La Tene Padano).
    I Celti lasciarono: lingua (che influenzò i dialetti), incisioni rupestri, piccoli cromlech, e moltissimi nomi del territorio.
    C’ è molto di celtico nelle nostre contrade. Ovviamente è l’opinione di studiosi (archeologi, genetisti, glottologi).

  3. Daniele il 5 gennaio 2011, ore 01:10

    Ma il Presepio, creazione di San Francesco, non dovrebbe strizzare l’occhio al Vangelo (o magari ai poveri cui è annunciata la buona novella)?

Rispondi