Varese

Reading al buio, specchio della politica a Varese

Un momento del reading

Un’iniziativa inedita e coraggiosa ha chiuso, ieri sera, la stagione del Teatrino Santuccio di Varese, che ha conosciuto quest’anno una serie di eventi di valore diseguale promossi dall’associazione culturale “Il Vellone”. Il reading poetico “La parola illumina l’invisibile” che ieri sera ha richiamato un pubblico attento e curioso nel piccolo anfiteatro di Varese, ha lanciato un ponte verso il prossimo anno, ha spezzato una lancia per un utilizzo intelligente di questo spazio comunale, che al momento si trova in un momento di impasse. Anzi, questo reading al buio appariva ieri una perfetta metafora della condizione della politica culturale di Varese, che da tempo brancola nel buio.

Il reading era organizzato dai poeti varesini Rita Clivio e Marcello Castellano e ha avuto il pregio di offrire ai presenti un’ampia selezione di poeti e versi a tema: la parola che si scontra, dialoga, rischiara, soccombe di fronte all’invisibile. Un invisibile che, a seconda dei poeti, aveva una “i” iniziale minuscola (come in molti casi) o maiuscola (come nel caso delle liriche della Vannetti o del bellissimo Turoldo proposto dalla Bazzocchi). Un’apertura di senso che ha reso la carrellata di versi più suggestiva e attraente. Non mancavano, tra i poeti proposti dai poeti, alcuni autori varesini, a partire dai Tre Tenori della Poesia (Azzalin, Raffo e Scotto). Ma la fitta trama del reading proponeva la Dickinson, Borges, Frenaud, il Blake tradotto da Ungaretti, il grandissimo Vittorio Sereni, l’intramontabile Renè Char. Pubblico significativo, nonostante la scelta degli organizzatori di non dedicare all’evento una particolare promozione. 

Tutto è iniziato la buio, quando le melodie impressioniste di Elliot Kingsley Kaye hanno introdotto i presenti nell’atmosfera della serata. Dai gradini i poeti hanno iniziato a lanciare alcuni versi, purtroppo non sempre perfettamente udibili. Una serie di versi al buio, in un momento in cui tutto appariva immerso nell’invisibile. Poi, a poco a poco, la luce è iniziata a penetrare nel buio, portata da una danza davvero stupefacente interpretata da Giulia Ciaurro, che conoscevamo finora solo come virtuosa dell’arpa, e da Laura Bellintani, che sotto la sapiente guida della coreografa Ann Veronica Turnbull hanno incoraggiato i poeti a venire alla luce. Complice una melodia di Ludovico Einaudi.

I poeti si sono così trasferiti sul palco, dove hanno dato vita alla parte finale del reading. In una posizione che evocava il teatro novecentesco di Pirandello. E sempre inframmezzando note e parole, i poeti hanno cantato la parola e la sua capacità di illuminare le tenebre. Anche in questo caso è stata proposta una selezione di autori capaci di evocare i poteri taumaturgici della parola.  Al termine alcuni versi di Renè Char (“Non c’è spazio, nelle nostre tenebre, per la Bellezza. /Tutto lo spazio è per la Bellezza”) proposti da Vincenzo Di Maro, sono stati ripetuti da altri, quasi fossero un messaggio lasciato nelle mani dei presenti.

Applausi meritati per tutti e in particolare per i poeti Dino Azzalin, Corrado Guerrazzi, Jane Bowie, Valentina Vannetti, Andrea Sempiana, Karin Andersen, Marcello Castellano, Rita Clivio, Vincenzo Di Maro, Viviana Faschi, Chiara Bazzocchi. Un gruppo che ormai appare come una realtà consolidata del tessuto culturale varesino.

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14 dicembre 2010
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