Varese

I poemetti-spleen della Faschi dedicati a Milano

La poetessa Viviana Faschi

Escono come piccoli fiori preziosi da una terra fatta di esperienze, ricordi, incontri vissuti, sognati, pensati e ripensati. E segnano i confini di un paesaggio metropolitano dell’anima. Questo pomeriggio, alla rassegna di poesia giovane “Finché vivi splendi”, diretta a Silvio Raffo e in programma presso Villa Recalcati a Varese, la giovane autrice varesina Viviana Faschi farà per la prima volta una lettura pubblica di questa sua opera in progress (non è infatti ancora terminata) dal titolo “Lo Spleen di Milano”.

Titolo e struttura assai ambiziosa, che rimanda immediatamente ai poemetti in prosa del grande e sulfureo Charles Baudelaire. Un itinerario segnato da luoghi evocativi, il Duomo, Corso Vittorio Emanuele, Cordusio, il Monumentale. Abbiamo incontrato la giovane Faschi, che frequenta Filosofia in Statale a Milano, per sapere qualcosa di più di un’opera di cui si inizia a parlare a Varese, la città in cui lei risiede con la famiglia. Un incontro avvenuto alla Libreria del Corso, davanti allo scaffale dedicato alla poesia. Ed è inevitabile chiederle della rassegna in programma a Villa Recalcati nel pomeriggio. “Partecipo a ‘Finché vivi splendi’ da quando avevo 17 anni, e ritengo sia un luogo dove i giovani poeti possano confrontarsi tra loro. Ho partecipato in concorso a sette edizioni e una, nel 2006, l’ho vinta”.

Questa volta non parteciperà al concorso di questa rassegna. Perché?

“Per ragioni d’età, nel senso che a 25 anni ho un’età superiore alla media dei partecipanti, e poi perché sto scrivendo in prosa (sia pure pro poetica) da almeno un anno”.

Perché questa scelta?

“E’ accaduto un po’ per caso. Scrivevo poco, ero insoddisfatta della forma poetica. Ero passata dalle liriche, dai sonetti, da poemetti teatrali, dai versi liberi, ed ero arrivata ad un impasse. Per cui ho iniziato a frequentare i poemetti in prosa”.

Perché “Spleen di Milano”, un titolo certamente molto ambizioso?

“Il riferimento diretto è, ovviamente, a Baudelaire, e la scelta del titolo, oltre al riferimento al grande poeta e alla forma dei poemetti in prosa, nasce dal fatto che ho fatto un’esperienza, a Milano, che mi ha particolarmente colpito e che sono riuscita ad esprimere in questa forma intermedia tra prosa e poesia. Dopo quel primo poemetto sono arrivati gli altri tredici, che rielaborano esperienze che ho vissuto in quella città”.

Milano è una grande metropoli, ricca di spunti, molto “saccheggiata” da scrittori e poeti. Perchè proprio Milano?

“La scelta di Milano nasce da motivi autobiografici: frequento Milano, vado all’università. E trovo sia perfetta location per esprimere lo spleen, un sentimento che qualcuno traduce con malinconia, mentre, in realtà, rimanda piuttosto a quella che fu Itaca per Kavafis: una città senza speranze, che non ha più dei, che non ha più dio. Una città in cui si può passare, si può sostare, ma non si può vivere. E che, dunque, spinge a riprendere il viaggio”.

9 dicembre 2010
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