Teatro

Gli italiani di Solenghi e Micheli non decollano

Da sinistra, Maurizio Micheli e Tullio Solenghi

Uno spettacolo ben congeniato, con siparietti brevi e divertenti, con spunti sull’attualità mai troppo invasivi. L’impressione è positiva, tutto sommato, vedendo al Teatro Apollonio-Che Banca! la piéce-rivista “Italiani si nasce e noi lo nacquimo”, di e con Tullio Solenghi e Maurizio Micheli e con la raffinata consulenza di Michele Mirabella. Un racconto, per quadri, di come noi italiani siamo quel che siamo, con i nostri vizi, le nostre viltà, le nostre insperate risorse. Uno spettacolo opsitato nel cartellone di Prosa del Teatro di Varese e  costruito in vista dell’anniversario dell’Unità d’Italia, considerato che le due statue monumentali sullo sfondo sono due Padri della Patria, che solo al termine dello spettacolo si animeranno: Garibaldi-Solenghi e Vittorio Emanuele II-Micheli.

Una galleria ricca di situazioni e personaggi, che i due protagonisti assoluti propongono con mestiere comico da vendere. Divertenti gli imprevedibili accenti di alcuni personaggi, come il Cristoforo Colombo di Solenghi che presenta inflessioni in puro stile Villaggio-Fantozzi. Altrettanto irriverenti gli accoppiamenti tra eroi della storia ed eroi dello spettacolo: così un Leonardo-Micheli si confronta con un Reanto Zero-Solenghi o un azzeccatissimo Leopardi-Micheli viene maltrattato da un eccezionale Mughini-Solenghi, che definisce “L’Infinito” “lungo e palloso”.

Chusa la galleria storica, partita dall’Antica Roma e arrivata ai giorni nostri, si apre uno spazio dedicato agli italiani d’oggi, a quello che lo spettacolo definisce “l’italiano della porta accanto”: un misto di cinismo e arrivismo, Suv e capitali all’estero. Una genìa che tocca incontrare ai due eroi del Risorgimento che, a 160 anni, devono constatare che l’Italia che sognavano non si è realizzata. Senza valori, incapace di solidarietà, con un’irrefrenabile voglia di disunirsi.

Ma nonostante la gradevole selezione di caratteri e l’indiscutibile vis comica dei due attori protagonisti, il tutto continua a volare basso, piuttosto prevedibile e scontato, con un ricorso abbastanza massiccio a luoghi comuni, compreso il finale, dove gli italiani si ritrovano uniti soltanto sul campo di calcio, quando possono urlare “Forza Azzurri!”. Da segnalare alcuni classici della canzone italiana che vengono accennati in modo originale, da “Vieni via con me” di Conte a “L’Immensità” di Don Backy. Forti.

Repliche dello spettacolo al Teatro Apollonio di Varese, alle otre 21, ancora questa sera 8 dicembre e domani sera 9 dicembre.

8 dicembre 2010
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