Varese

Chi gestirà il Santuccio? Alla gara un solo candidato

Il Teatrino Santuccio di Varese

Pochi, anzi pochissimi certamente erano a conoscenza del fatto che la gestione del Teatrino Santuccio di via Sacco a Varese è stata messa a gara, questa volta addirittura per due anni, 2011-2012. Una gara pubblica, a dire il vero, assai poco pubblicizzata, non oggetto di comunicati del Comune o, meglio ancora, di qualche conferenza stampa (e dire che se ne fanno tante in Comune). Una gara che richiedeva, a chi partecipava al bando, di “organizzare e svolgere, in sua esclusiva e piena responsabilità, attività in campo culturale e per il tempo libero rivolte alla cittadinanza varesina e al pubblico in generale”, come recitava il bando. Durata del bando, affisso all’Albo pretorio, ma ben poco pubblicizzato, dal 28 ottobre al 30 novembre 2010. Ieri, presso la Palazzina della Cultura, sono state aperte le buste. Anzi no: è stata aperta una sola busta.

Ma facciamo un passo indietro. Quando il Comune decise di entrare nel Santuccio, circa due anni fa, prese la decisione di affittare questo gioiellino da un privato, sobbarcarsi le spese di insonorizzazione e per gestirlo fece un affidamento diretto alla neonata associazione culturale “Il Vellone”, presieduta dal giornalista Gianluigi Paragone (associazione che gestì il secondo anno del Santuccio aggiudicandosi una gara). Forse è il caso di ricordare che il  Santuccio comporta per Palazzo Estense, ogni anno, una pigione pagata al proprietario del teatro (la società Fivar) di 42.500 euro più Iva, oltre al pagamento delle utenze di gas, acqua ed elettricità, manutenzione ordinaria e straordinaria. Mettendo i puntini sulle “i”, a questa cifra annuale si aggiungano anche i lavori straordinari di miglioramento dell’acustica, che hanno comportato un’uscita dalle casse comunali di 42 mila 800 euro.

Una bella spesa, non c’è che dire, tanto più in un momento di tagli a spese e investimenti da parte del Comune. Ma se i costi sono quelli appena ricordati, le proposte uscite dall’associazione “Il Vellone” sono state alquanto modeste, e anche il coinvolgimento di altre realtà, come è accaduto quest’anno, non hanno cambiato di molto la sostanza delle cose: una spesa ingente da parte del Comune e un cartellone di eventi tale da non giustificare quella spesa. 

Torniamo alla nuova gara, che considerato l’impegno di soldi pubblici tanto ingente, avrebbe dovuto essere resa nota ai varesini con qualche iniziativa, qualche conferenza stampa, qualche appello a forze nuove e intraprendenti. Ma così non è andata e il bando è stato solo pubblicato nelle forme richieste dalla legge. Ieri, all’apertura delle buste, ci si è così trovati di fronte ad una sola candidatura: quella della Cooperativa Intrecci di Bisuschio, la realtà dell’attore e regista Andrea Gosetti, che vantava collaborazioni con il Teatro Apollonio di Varese e anche con il festival di Terra Insubre, “Insubria Terra d’Europa” (aveva proposto il laboratorio “Fiabe e Leggende del folklore Insubre”). Nessun altro ha partecipato alla gara, neppure l’associazione “Il Vellone” che aveva gestito il Santuccio fino ad ora. Forse tanto silenzio attorno alla gara era un modo del Comune per uscire da una situazione imbarazzante?

Non è chiaro cosa possa accadere a questo punto. In Comune si affacciano varie ipotesi: rifare la gara, ripensare l’intera faccenda del costoso e poco sfruttato Teatrino. Lo stesso sindaco e assessore alla Cultura, Attilio Fontana, sembra essere convinto della necessità di ripensare il tutto. “Se non si registra un interesse da parte della società e delle realtà che operano sul territorio, si potrebbe arrivare a chiudere qui la questione e a non rinnovare il contratto d’affitto”.

7 dicembre 2010
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4 commenti a “Chi gestirà il Santuccio? Alla gara un solo candidato

  1. franco giannantoni il 7 dicembre 2010, ore 17:33

    Caro Direttore, leggere questa notizia produce sconcerto. Almeno per me. Il fatto che tutti i media, carta stampata e non, ignorino questa notizia e abbiano ignorato in passato i risvolti che hanno accompagnato i brevi trascorsi di questa struttura significa pur qualcosa. Bandi-lampo (in piena estate in un caso o mi sbaglio?) ignoti ai più e per giunta per tempi ristretti, canoni sulle spalle se ho ben capito dell’Ente Comune quindi di tutti noi pagati al proprietario privato con beneficio di terzi, meritano attenzione. Fa bene, molto bene Varese Report a seguire gli sviluppi del caso e di ciò dobbiamo tutti esservi grati. Cordialità. Franco Giannantoni.

  2. Jane Bowie il 8 dicembre 2010, ore 10:38

    Sarebbe ora di smetterla con questi bandi a cui rispondono associazioni culturali certamente benintenzionate e in buona fede ma senza le più basiliari prerequisite per gestire un cartellone teatrale. Per dire che gran parte dell’offerta è stata davvero offerta, da persone che sono andate del tutto gratis ad animare il teatro (in tutte le sere che ci sono stata non ho mai visto una singola persona pagata per fare un lavoro professionale su quel palco).
    Ci vuole un direttore artistico formato che sappia fare quel lavoro, tanto diverso da fare l’attore o il regista o lo scrittore, tanto diverso da un’associazione culturale sull’orlo dell’amatoriale. Ma il Comune evidentemente non ha alcuna voglia di far funzionare il Santuccio, peccato perché quegli investimenti saranno regalati al padrone dell’edificio e non alla città. Quanta cultura si poteva fare con 80.000€…

  3. Bruno belli il 8 dicembre 2010, ore 13:08

    Caro Direttore,
    fai cadere opportuna acqua salata su di una ferita aperta che è, senza dubbio, di imbarazzo, per un’Amministrazione che pone tagli alla Cultura, dopo avere speso male nell’intero settore per quasi 5 anni.
    Ma è un problema socio culturale dalle ampie sfaccettature, che non riguarda la sola Varese, ma l’Italia in generale, come ho più volte indicato ed a cui ho propsoto possibili soluzioni (ovviamente mai ascoltato…)
    Mi fa paicere che VARESEREPORT segua certe questioni e non abbia peli sulla lingua a proporre anche “ipotesi” e “commenti” che i PIù indicano come “Scomodi”. Molti cordiali saluti.
    Bruno Belli.

  4. od il 9 dicembre 2010, ore 18:31

    l’imbarazzo più che l’amministrazione colpisce gli amministrati.
    la superficialità non basta a nessun essere umano. la cultura è fondamento di una comunità e la stiamo lasciando in mano a chi “produce” (peraltro in maniera neppure divertente e divertita) solo intrattenimento, che ha i suoi diritti, ma resta tale. quando l’intera cultura diventa solo intrattenimento, occupa il tempo libero degli amministrati, ma non ne costruisce “l’oracolo da decifrare” che i nostri posteri non potranno “leggere”.
    resteremo nella storia per questi ultimi quarant’anni di intrattenimento.
    per nulla nuovo al percorso umano. ma in questo momento tocca tutti noi, che dovremmo lanciare segnali inconfutabili.
    invece, tutta la città pullula di “accaparratori di successi”, che come tali, divengono “inconsci” strumenti di propaganda partitica.

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