Varese

Reading-Gualtieri al Santuccio. E il ’900 scompare

Mariangela Gualtieri

Reading ieri sera, al Teatrino Santuccio di Varese, di Mariangela Gualtieri, nell’ambito della rassegna “Poesiaincittà” organizzato da Rita Clivio e Marcello Castellano, in collaborazione con l’associazione culturale “Il Vellone”. Una cinquantina di persone ha partecipato all’evento dal titolo “Bestia di gioia”, più un reading che una performance, in cui la poetessa, con grande esperienza teatrale alle spalle, ha proposto una trentina di componimenti utilizzando una buona amplificazione che ha esaltato i versi, le pause, le enfasi, le esitazioni della Gualtieri.

Una poesia, quella dell’autrice di Cesena, tra in fondatori del Teatro Valdoca, che resta bel al di qua della linea sperimentale che ha contrassegnato la nostra poesia a partire dai tardi anni Cinquanta in poi. La poesia vibrante e profonda della Gualtieri si sviluppa secondo una linea lirica piuttosto tradizionale, capace di confrontarsi con le ragioni del cuore in una forma, però, piuttosto lineare e coerente, senza strappi o inversioni di marcia, e soprattutto esprimendo immagini e sentimenti in una lingua italiana media, con rare sperimentazioni linguistiche (soprattutto nella sua ultima raccolta).

Una poesia che si rispecchia perfettamente nella lettura (o, in alcuni casi, nella declamazione): la Gualtieri sul palco varesino è quasi immobile, il tono è perloppiù sommesso, inserti musicali rarissimi registrati, gesti contenuti e limitati. Si ha l’impressione che la sua poesia sostenga un rifiuto quasi orgoglioso degli ultimi 30 anni di percorsi poetici in Italia e, ancora di più, in Europa.

La stessa poetessa al termine di un’ora scarsa di reading accetta di dialogare con il pubblico, di rispondere alle domande. E conferma tutto ciò che si è appena detto: la sua poesia ha come riferimento Amelia Rosselli, si duole che il Novecento abbia registrato una “tragedia semantica” (oggetto di vertiginose elaborazione poetica altrui, altrove), considera negativamente tanta poesia contemporanea in quanto eccessivamente “colta”.

Ma questa poesia ridotta ai suoi caratteri elementari, che parla al cuore più che al cervello, che viene donata con grazia al pubblico, piace molto. Sì, ahimè, piace molto.

5 dicembre 2010
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3 commenti a “Reading-Gualtieri al Santuccio. E il ’900 scompare

  1. od il 5 dicembre 2010, ore 15:26

    “considera negativamente tanta poesia contemporanea in quanto eccessivamente “colta”?

    ah! già… in Italia con la cultura non si mangia!!!!!

  2. Irma il 6 dicembre 2010, ore 15:55

    Scrivere poesia che parla al cuore? Orrore! Ma cos’è mai quest’organo palpitante, comunicante, traboccante? Che ci sarà mai di attraente in questi versi che tutti possono capire e sentire risuonare nel proprio altrettanto insulso cuore? Che cosa banale: una poesia che parla a tutti, così riduttiva e grezza, senza ‘sperimentazioni linguistiche’…
    In realtà penso che sia un peccato mortale e mortifero che la ‘cultura’ oggi se ne fotta del cuore, solipsismi intellettuali che allontano i più. Ma certo, ai più resta la televisione e ciò gli basti!

  3. RitaClivio e MarcelloCastellano il 8 dicembre 2010, ore 12:23

    Abbiamo deciso di accompagnare questo articolo, nel suo eventuale viaggio in rete, anche con due doverose note in più.

    Mariangela Gualtieri non intendeva certo far scomparire il 900 con la sua lettura e con i suoi versi. Aveva detto che, a suo parere mancano oggi “poeti quotidiani” (e che bella questa espressione!) e che le dispiaceva il fatto che la poesia fosse tanto “colta” da non arrivare e non si preoccupasse di arrivare, che si dovrebbe fare un lavoro sulla parola e sul recupero del suoi significati.
    E questo non è un pensiero peregrino. Ai tempi di Dante i versi della Divina Commedia si dicevano, a memoria, nelle osterie, erano un patrimonio comune.

    Pensiamo che MG con il suo lirismo e il linguaggio, che coglie dal quotidiano, raccolga ed esprima un bisogno di comprensione e di coinvolgimento, di distanza da vuote e altisonanti parole, vestite di armature di senso, un bisogno forte nella nostra epoca, che non va sminuito o ridotto a una diatriba tra cuore e cervello.

    Ogni opinione è naturalmente legittima e per coloro che hanno solo i nostri commenti per farsene una, aggiungiamo pochi versi “non sperimentali” di MG:

    Ma tu non credere a chi dipinge l’umano
    come una bestia zoppa e questo mondo
    come una palla alla fine.
    Non credere a chi tinge tutto di buio pesto e
    di sangue.
    Lo fa perché è facile farlo.
    Noi siamo solo confusi,credi.
    Ma sentiamo. Sentiamo ancora.
    Siamo ancora capaci di … amare qualcosa. Ancora proviamo pietà.
    Tocca a te …ora,
    la lavatura di queste croste
    delle cortecce vive.
    (M.Gualtieri)

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