Varese

In cima all’Insubria per dire no al ddl Gelmini

Il presidio dei "lavoratori del sapere"

Contro il ddl Gelmini, clamoroso atto di protesta questa mattina all’Università dell’Insubria a Varese. Circa 40 tra studenti, ricercatori, professori hanno deciso di salire sulla terrazza più alta dell’università di via Ravasi per inscenare una protesta contro la riforma su cui è in corso il dibattito e il voto alle Camere. Un gesto forte, che ha visto alcuni ricercatori e studenti coprirsi il capo con caschi da cantiere, per ribadire il concetto che è all’università e sul fronte della ricerca che si costruisce il sapere e, dunque, il futuro del Paese. Una giornata in cima all’Insubria: giunti intorno alle 10, gli studenti e i ricercatori staranno in cima all’università fino al voto finale sul ddl.

Marco Cosentino, che in questi mesi è stato il leader della protesta dei ricercatori dell’Insubria, non ha dubbi sul significato della protesta: “siamo persone che stanno aprendo nuovi spazi di discussione e partecipazione all’università. Abbiamo imboccato una strada che porteremo avanti nei prossimi mesi”. Forte la mobilitazione anche oltre il dibattito in aula del ddl Gelmini. “In occasione delle prossime elezioni amministrative – continua Cosentino - chiederemo alle forze politiche di esprimere le loro posizioni sull’università, facendoci capire quanto spazio occupa nel loro programma elettorale”.

Tanti studenti presenti al presidio. Tra questi la studentessa di Economia, Gaia Angelo (24 anni). Da lei la conferma che la lotta di questi giorni è molto concreta: “Negli ultimi tre anni all’Insubria le tasse sono aumentate parecchio. Con questa riforma, se venisse approvata, sarebbero tagliate le borse di studio, e gli stessi docenti sarebbero falcidiati. A  Scienze molti corsi non sono partiti perchè i ricercatori npon vogliono più sostituire i professori”.

Al presidio erano presenti anche Rocco Cordì (Sinistra Ecologia Libertà) e una folta delegazione della Cgil di Varese, composta da Paolo Lenna, Marinella Magnoni e Oriella Riccardi. “Per noi il bene-cultura è fondamentale per iuscire dalla crisi e fare ripartire l’economia - dice Lenna -. E il ddl Gelmini procede in direzione opposta rispetto a questi obiettivi: taglia i fondi alla ricerca e all’università”. E il fatto che la Cgil sia venuta all’università senza gli altri sindacati? “Ci auguriamo che a Cisl e Uil – dice  Marinella Magnoni – non sfugga l’importanza di questa mobilitazione. Perchè dai suoi risultati dipende un pezzo importante della nostra economia e del nostro mondo del lavoro”.

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30 novembre 2010
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