Lettere

Ancora sull’istituto Falcone

Ho seguito la triste vicenda della visita privata da parte del Ministro Gelmini e, da insegnante di un istituto tecnico di Gallarate, ho vissuto questa storia e le relative polemiche con un grande senso di sconforto. Per chi, nei fatti e non a parole, vive quotidianamente la scuola e ha sentito gli effetti vergognosi della riforma in atto, il cui unico scopo sembra essere quello di fare cassa, scaturiscono alcune riflessioni.

La prima è rivolta al sindaco Mucci e alla sua Giunta: in un contesto come quello attuale, le risorse che l’amministrazione ha sperperato nella costruzione di un istituto costato al Comune e alla Provincia 30 milioni di euro, quasi tre volte il preventivato, che tra l’altro ha problemi anche sul piano della sicurezza, non fosse meglio investirle in un piano per il diritto allo studio, oppure in progetti comunali di ampliamento dell’offerta formativa, o ancora, nella riqualificazione degli edifici esistenti? Per questa amministrazione è forse più importante la sterile auto-celebrazione?

La nuova sede per l’istituto Falcone era certo un’esigenza importante, ma siamo contenti che un’unica opera abbia divorato risorse che potevano essere impiegate anche in altri ambiti?

La seconda riflessione è rivolta a chi elogia senza spirito critico la struttura del Falcone, i relativi costi e, quindi, l’azione amministrativa.  A loro, tra i quali figurano in modo poco comprensibile anche giovani politicanti, chiedo di evitare di esprimersi su questioni che evidentemente non conoscono e li invito nel contempo ad informarsi sulla situazione in cui versano le scuole gallaratesi, sulle conseguenze negative che la riforma sta causando nel quotidiano al mondo della scuola e a quello che con fatica fanno i docenti ogni giorno per ovviare a tali effetti.

A proposito delle LIM, nella scuola dove insegno, le risorse destinate ai laboratori, luogo in cui si passa dal solo sapere, al “saper fare”, sono risicate e per questo non si sentiva proprio il bisogno di investimenti milionari su fantomatiche attrezzature che, anche in questo caso, appaiono quali slogan destinati a fare effetto solo su chi la scuola la conosce per sentito dire.

Queste dinamiche le vivo tutti i giorni sulla mia pelle e sono pronto da subito ad un confronto sulle questioni concrete, senza inutili polemiche politiche.

Luca Ingoglia

27 novembre 2010
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