Leggiuno

Eremo S. Caterina, strategie poco lungimiranti

Eremo di Santa Caterina del Sasso

Presentati all’Eremo di Santa Caterina del Sasso i progetti dell’Agenzia del Turismo della provincia di Varese per rilanciare questo luogo, che resta una perla nonostante il terribile intervento che è stato realizzato per costruire l’ascensore, un progetto che ha compromesso la bellezza della roccia che fa da cornice all’eremo. Un intervento su cui si è discusso lungamente in passato, con il risultato che nessuno, alla fine, se l’era sentita di mettere in atto una cosa simile. Ora, purtroppo, si è deciso di realizzarlo.

Oggi a Santa Caterina si è sottolineato che si punta all’obiettivo di richiamare flussi turistici verso l’eremo, un obiettivo che solleva non poche perplessità: la dimensione più naturale di un eremo come questo è la preghiera e il silenzio, un raccoglimento spirituale che contrasta con flussi di turisti chiassosi e indifferenti alla natura del luogo. E custodire queste peculiarità spirituali dovrebbe essere uno degli impegni principali della comunità monastica che vive nell’eremo.

All’eremo sono state presentate alcune iniziative promozionali: una guida e un portale on line, tradotti nelle principali lingue straniere. Strumenti diversi, studiati per raggiungere un ampio target.  La brochure è un prodotto agevole anche dal punto di vista del formato (tascabile e con nastro personalizzato per appenderla al collo), e in essa è documentata, con foto, anche la costruzione del controverso ascensore nella roccia. Stessi contenuti per il sito Internet.

Resta da chiedersi se iniziative promozionali come queste, che puntano ad incrementare numeri e percentuali, indipendentemente dalle caratteristiche che rendono questo luogo unico e speciale, siano indovinate. Un rilancio del turismo intelligente non può cancellare la peculiarità di un luogo o di un’opera. Nessuna omologazione può essere giustificata, ma è necessaria una strategia differenziata e rispettosa delle mete che un turista può raggiungere. C’è storia, c’è memoria in un turismo intelligente. Non solo fatturati.

24 novembre 2010
© RIPRODUZIONE RISERVATA

7 commenti a “Eremo S. Caterina, strategie poco lungimiranti

  1. franco giannantoni il 24 novembre 2010, ore 23:05

    Egregio Direttore, le sue perplessità sono giustificatissime. A parte la politica turistica, quello che stride è la incredibile realizzazione di un ascensore, nei decenni passati severamente criticata da uomini di larghe vedute come l’onorevole Aristide Marchetti che era di quelle parti (sindaco di Laveno, presidente della Provincia, deputato dc) e dall’avvocato Aldo Lozito un intellettuale raffinato e preparato con una visione del “bello” del tutto particolare. Ricordo che il dibattito fu acceso e che l’esito fu netto. La roccia a lago avrebbe dovuto restare come era. Il pubblico non si porta nei luoghi del silenzio con iniziative roboanti (non è uno stadio) ma con una poltica educativa rigorosa, partecipata, seria. Santa Caterina del Sasso è un eremo. Chi ci va compia il sacrificio che essa merita e goda delle ragioni per cui fu eretta nei secoli. Ma oggi tutto deve fr spettacolo. Speriamo che i “nuovi barbari” se ne vadano presto ma il cammino per risalire sarà lungo e duro. Cordialità, Franco Giannantoni

  2. Maria Carla Cebrelli il 24 novembre 2010, ore 23:11

    un po’ di bellezza in meno (anche se non ne sono molto convinta) per la possibilità di condividere un luogo come quello con chi non può fare una lunga scalinata o arrivare dal battello… per me non c’è dubbio sulla necessità della scelta… Ciao!

  3. Simone Gambirasio il 24 novembre 2010, ore 23:19

    Sono completamente d’accordo. Per di più ho potuto vedere l’eremo per la prima volta proprio grazie a questo ascensore. Ascensore che, essendo scavato nella roccia, non è esternamente visibile (basta andarci, per capirlo).

    Mi sembra una polemica sterile. A Vienna mettono gli ascensori persino nel castello di Schonbrunn e nessuno fa una piega. Solo in Italia si vedono polemiche di questo tipo, inutili, pretestuose e semplicemente controproducenti.

  4. chiara nicora il 25 novembre 2010, ore 17:13

    pienamente d’accordo.
    chiara

  5. Varesereport Vr il 25 novembre 2010, ore 19:25

    Se ci si avvicina dal lago all’Eremo, si vede da lungi una voragine, uno squarcio nella roccia…è l’ingresso all’ascensore. Non solo: si percorre il corridoio verso l’ascensore e sembra di stare nella navicella di Odissea nello spazio…ma c’azzecca tutto questo con un gioiello monastico come l’Eremo? Il problema è che ormai il danno è stato fatto e lo lasceremo in eredità a chi verrà dopo di noi…Cerchiamo di essere un po’ lungimiranti..

  6. Simone Gambirasio il 25 novembre 2010, ore 20:23

    I termini “voragine” e “squarcio” non sono delle constatazioni concrete ma dei giudizi soggettivi. Il corridoio verso l’ascensore è funzionale, non artistico, quindi la valutazione estetica mi sembra fuori luogo. E non coinvolge l’esperienza artistica costituita dal complesso. Definire “danno” un ausilio che consentirà a molti fedeli di visitare un luogo di culto mi sembra, ancora, un giudizio sul merito. Tanti giudizi, pochi fatti. In ogni caso è corretto quanto dici: “Cerchiamo di essere un po’ lungimiranti”. E speriamo che, in futuro, non ci serva davvero quell’ascensore…

  7. Maria Carla Cebrelli il 25 novembre 2010, ore 20:55

    Io quoto il compagno di banco Gambirasio… non lo vedo come un abuso ma come un servizio che un ente pubblico deve garantire, anzi dovrebbe accadere più spesso. Sono d’accordo con te sulla concezione e il rispetto del “significato monastico” del luogo ma non penso che ci sia un nesso tra il renderlo più accessibile e aprire le porte alla folla. Forse a qualche carrozzina e a un anziano in più

Rispondi