Varese

Sciopero cultura, a tavola si ragiona sul futuro

La tavolata alla Castellanza di Bosto

Giornata di sciopero della cultura e dello spettacolo in tutta Italia contro i tagli del ministro Tremonti. Anche Varese ha partecipato, e lo ha fatto con una tavolata di esponenti del mondo culturale varesino. Tanto per ricordare che con la cultura si può anche mangiare, è un settore importante e vitale del Paese, produce valore aggiunto. E tanti sono intervenuti all’originale appuntamento alla Castellanza di Bosto, un’idea partita da Filippo De Sanctis, direttore del Teatro Apollonio di Varese. Oltre a De Sanctis, c’erano Adriano Gallina, direttore della Fondazione Culturale di Gallarate, Giulio Rossini, direttore di Filmstudio ‘90 e presidente dell’Arci provinciale, Dino Azzalin, poeta ed editore, il poeta e traduttore Fabio Scotto, Ombretta Diaferia, di abrigliasciolta, Serena Nardi, di GiorniDispari Teatro, Martin Stigol, di Zattera Teatro, Chicco Colombo, di Arteatro, il pittore ed editore Giorgio Piccaia, i poeti Marcello Castellano e Vincenzo Di Maro, l’attore e regista Stefano Orlandi, la giovane attrice Anna Angelini, docente alla scuola del Teatro Nuovo di Varese. Insomma, oggi davanti ad un piatto di spaghetti e ad un buon bicchiere di rosso si è dato appuntamento il “think tank” di Varese. Peccato che non ci fosse qualche amministratore locale per prendere appunti.

Di fronte l’uno all’altro si sono trovati il pubblico e il privato, Gallina con la sua Fondazione Culturale di Gallarate e De Sanctis con il suo Teatro Apollonio di Varese. E’ stato Gallina ad aprire il dibattito, con un lungo “cahier de doleances”, maturato in lunghi anni di esperienza. “Diciamo la verità: gli interventi in ambito culturale sono stati falcidiati, con politiche poco lungimiranti ed incisive”. Gallina ha puntato l’indice contro l’Agis, a suo dire “fiancheggiatore dei tagli ministeriali”. Ma ce ne sono anche per i sindacati, che hanno promosso lo sciopero di oggi. “Vertenza e scioperi sono arrivati in ritardo – rimarca il direttore gallaratese -, andavano programmati nel 2002. E poi si doveva arrivare ad una legge organica per lo spettacolo, mentre ha fatto comodo a tanti ritagliarsi qualche nicchia tra una circolare e l’altra”. Gallina tocca anche un’altra ferita aperta: “Nessuno promuove il teatro, nessuno ne parla sul territorio: il Piccolo Teatro di Milano, nel ’47, andava a cercare le maestranze nei quartieri e le portava a teatro”.

Attacca con forza il “sistema centralistico” anche Filippo De Sanctis. Sì, il rappresentante del privato è d’accordo, su questo, con l’esponente del teatro pubblico. “Un centralismo che trova nell’Agis il suo fulcro: sarebbe meglio fare gestire le risorse disponibili alle Regioni”. Alle Regioni? “Con la riforma del titolo V della Costituzione: è da 20 anni che se ne parla”. Non solo: per Gallina, “l’occhio centrale non è in grado di valutare i progetti culturali del territorio, la commissione che giudica non legge neppure i progetti…”. “Progetti che, però – gli fa eco De Sanctis – non servono a nulla, perché le risorse sono attribuite con criteri politici”. Ritardi, incompetenza, sprechi, clientelismo. Ma chi ci rimette di più? “Certamente i lavoratori dello spettacolo – risponde Gallina -: nel 2007 gli addetti allo spettacolo erano 250.000, e avevano un salario medio lordo di 7120 euro annui. Il 45% di questi lavoratori si trovava sotto la soglia di povertà”. Ci sono poi storture come quella che riguarda la lirica, che fa la parte del leone: “gli enti lirici consumano il 47% del Fus, con un numero di recite limitate e un carrozzone amministrativo incredibile”.

Un confronto serrato, in cui entra anche Giulio Rossini, patron di Filmstudio 90. “La mobilitazione è importante, segna una presa di posizione da parte di chi lavora nel mondo dello spettacolo”. D’accordo, Rossini, con l’assoluta carenza di promozione. “Siamo di fronte ad una monocrazia dello schermo televisivo a discapito di teatro e cinema”. E poi le risorse: “il nostro bilancio riserva lo 0,21 alla cultura: meno che in un Paese del Terzo Mondo”. Sul fronte locale, Rossini non ha dubbi: “lo spettacolo dal vivo deve essere sovvenzionato e gli enti locali devono investire risorse per lo spettacolo di qualità”. “Meno strade e più cultura”, provoca l’editore e poeta Dino Azzalin. “E’ importante muoversi in questo momento: questo è il momento per rifondare la cultura, per dare vita ad un nuovo Rinascimento”. “Ma questo può avvenire – lo interrompe il poeta Fabio Scotto – se si instaura un rapporto nuovo e diverso con la scuola e la formazione”. “Un’occasione come questa è utile, così informale ed efficace, per rimettere la cultura al centro dell’attenzione”, dice il poeta Marcello Castellano. E il poeta Vincenzo Di Maro chiosa: “la cultura è il Dna di un popolo, e non si può farla vivere in una condizione di emergenza continua”.

Conclude Ombretta Diaferia, di abrigliasciolta: “Sì senza dubbio la mobilitazione di oggi è importante per sensibilizzare il pubblico su certi problemi. Anche se come abrigliasciolta non abbiamo mai ricevuto risorse pubbliche, abbiamo aderito per sostenere la necessità di regole diverse per la gestione del denaro pubblico. Anche se sono convinta che i tagli vadano ad intaccare gli hobby dei dopolavoristi della cultura e non il lavoro dei veri professionisti”.

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22 novembre 2010
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2 commenti a “Sciopero cultura, a tavola si ragiona sul futuro

  1. Valeria il 22 novembre 2010, ore 20:51

    Condivido questo sciopero…anche se ho paura che con questo governo non cambierà mai nulla…perchè ha interessi a farci diventare tv dipendenti ingoranti:

    IGNORANZA = MANIPOLAZIONE DELLE MENTI!!!!

    CULTURA (TEATRO, CINEMA, LETTERATURA, POESIA, ARTE E SCUOLA) = LIBERTA’ DI PENSIERO, CONOSCENZA, SAPERE, SVILUPPO DI IDEE E OPINIONI, MENTI LIBERE!!!!

  2. Cristiano il 23 novembre 2010, ore 19:03

    Uno sciopero delle istituzioni culturali è ormai un atto per pubblicizzare l’inestimabile patrimonio della nostra cultura sempre più compromesso dalla cosidetta crisi economica mondiale e nazionale.
    In particolare, a mio modesto avviso, l’organizzazione dello sciopero sotto forma di un pranzo al ristorante è una via comunicativa efficace che esteriorizza l’essenzialità della cultura riconosciuta dal Presidente della Repubblica Napolitano come la risorsa più ricca dell’Italia. Quindi il pranzo varesino mette simbolicamente in luce il valore nazionale ed economico derivante da una straordnaria risorsa considerata sempre più di nicchia. Così ognuno può apprezzare che le necessità non solo economiche degli operatori culturali abbiano un riscontro oggettivo tramite una tavolata, un gioioso simposio ove si discute del loro futuro, del futuro del Bel Paese.

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