Varese

Sciopero nazionale: a Varese la cultura va a pranzo

Domani mobilitazione per rimarcare che “con la cultura si mangia”, al contrario di quanto pensa il ministro dell’Economia Tremonti. E per dimostrarlo, gli esponenti della cultura e dello spettacolo di Varese si sono dati appuntamento alla Castellanza di Bosto per pranzare insieme alle ore 12.30. Una bella iniziativa che esprime solidarietà nei confronti allo sciopero generale nazionale organizzato domani da Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil, che riguarda 250mila lavoratori del settore, contesta i tagli previsti nella finanziaria 2011, e vedrà chiusi teatri e cinema. Con la manifestazione si chiede il reintegro del contributo statale (Fus), attualmente ridotto al minimo storico di 288 milioni di euro; il ripristino delle agevolazioni fiscali; la legge dello spettacolo dal vivo e lo stop alla delocalizzazione delle produzioni cineaudiovisive.

A lanciare l’originale iniziativa “made in Varese”, il direttore del Teatro Apollonio-Che banca!, Filippo De Sanctis. “E’ un modo per esprimere il disagio di tanti che, di cultura e di spettacolo, vivono ogni giorno. Ho pensato che anche Varese dovesse stare dalla parte di questi lavoratori e così, con un passaparola molto informale, abbiamo deciso di incontrarci domani a pranzo”. All’iniziativa hanno deciso di partecipare, al momento, lo stesso De Sanctis, Adriano Gallina, direttore della Fondazione Culturale di Gallarate, Giulio Rossini, patron di Filmstudio 90 e presidente dell’Arci provinciale, l’editore Nem Dino Azzalin, il poeta e traduttore Fabio Scotto, Martin Stigol, di Zattera Teatro, Ombretta Diaferia di abrigliasciolta, Serena Nardi, di GiorniDispari Teatro, l’attore e regista Andrea Gosetti, Rita Clivio e Marcello Castellano, ideatori e organizzatori della rassegna “Poesiaincittà”. Ha dato la sua adesione, anche se non sarà presente, l’attore Giancarlo Ratti, protagonista di fiction televisive. Una lista destinata, domani, ad allungarsi con altre adesioni.

21 novembre 2010
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11 commenti a “Sciopero nazionale: a Varese la cultura va a pranzo

  1. Jane Bowie il 22 novembre 2010, ore 08:37

    Il problema è la passaparola molto informale che magari passerà più che altro grazie a Varsereport dove l’ho visto io adesso. Lavoro nella cultura PROFESSIONALMENTE da queste parti da due decenni, conosco TUTTE le persone elencate tranne una, con alcune collaboro professionalmente, e NESSUN vi posso assicurare ha passato la parola a me o ad altri colleghi.
    Più che altro il rischio di una cosa più che informale, semplicemente inorganizzata, è una cosa che crea ulteriori divisione in un campo già minato, ti passo la parola se ti considero valido, se no non sei invitato alla festa. Il problema del lavoro in questo momento è grave, pensiamo che 4 gatti che vanno a pranzo risolvano qualcosa?

  2. giorgio il 22 novembre 2010, ore 09:26

    uno Stato che non sa apprezzare l’Arte e la Cultura è uno Stato che va verso il suo declino e la sua rovina. l’Italia, il Paese dell’Arte e della Cultura per antonomasia, non può perdere questa ricchezza. Una ricchezza che deve essere tramandata integra alle nostre future generazioni.

  3. Jane Bowie il 22 novembre 2010, ore 09:43

    Scusate… ma invece che chiudersi via in un ristorante, se il popolo della cultura si organizzasse all’ora di pranzo per manifestare pubblicamente digiunando per la cultura (è chiaro che potete andare a prendere un trancio di pizza dopo)? Non potrebbe passare un messaggio più forte al pubblico?

  4. Ombretta Diaferia il 22 novembre 2010, ore 11:17

    non capisco la presenza dei dopolavoristi…

  5. Jane Bowie il 22 novembre 2010, ore 11:31

    Gentile Ombretta, immagino che il problema è anche che Tremonti ha ragione: non si mangia la cultura, ovvero di cultura non si mangia, è molto difficile in Italia guadagnarsi da vivere “facendo” cultira e tante persone se ne devono occupare dopo il lavoro. Io ho molto fortuna, con fatica in questi anni sono riuscita a costruirmi una serie di lavori “culturali” di vario tipo che mi permettono di viverci, ma vedo tanti colleghi di teatro e di scrittura, oppure nella danza, l’arte visiva, la musica (e parlo di diplomati) che non ce la fanno proprio.
    Sarà per questo?

  6. Ombretta Diaferia il 22 novembre 2010, ore 11:37

    non amo essere elencata con i dopolavoristi, dal momento che i tagli non mi toccano perché i soldi in cultura ce li metto personalmente da sei anni, non me li dà lo Stato, l’amministrazioe o quant’altro. Sono solo le migliaia di lettori che contribuiscono ai progetti culturali che creaiamo in cambio di libri!!!
    abrigliasciolta è nata proprio per questo: evitare che la cultura dipenda dai contributi, divenendo mera propaganda partitica…

  7. Jane Bowie il 22 novembre 2010, ore 11:47

    Forse sono io che non intendo bene il termine: io ho inteso delle persone che si occupano di cultura pur facendo per necessità un’altro lavoro. Vedo comunque nell’elenco dei partecipanti diverse persone che ci lavorano a pieno tempo oltre a chi si occupa in maniera volontaria.
    La questione quindi di privato versus contributo pubblico per una cultura pubblica è chiaramente più politica che questione di teminologia, e qui il dibattito è di importanza immensa.

  8. Ombretta Diaferia il 22 novembre 2010, ore 11:50

    ti ho sempre considerata persona “intelligente”. ora lo confermo!

  9. Jane Bowie il 22 novembre 2010, ore 11:57

    Non posso che ringraziare!

  10. Ombretta Diaferia il 22 novembre 2010, ore 12:02

    niente grazie, ma lavoro rigoroso per affermare la cultura come condivisione… dei grazie ne han bisogno i dopolavoristi che cercano riconoscimenti. fatti non parole. cultura non orgoglio personale!

  11. Valerio il 22 novembre 2010, ore 15:32

    Almeno è un segnale! Che sia organizzata sul passa parola o no dipenderà forse dalla poca coscienza di essere un lavoratore e dunque di non alzare le antenne ed essere propositivo in una giornata di movimentazione nazionale. Forse chi si sente escluso sta facendo autocritica, perchè essere offesi? Bastava dire : mi spiace di non averlo saputo ma sostengo l’iniziativa. Sarebbe stato un pensiero più positivo.

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