Lettere

L’editore Macchione su Rodari (e la Lega)

Caro Direttore, grazie dello spazio e dell’interesse dedicato alla presentazione del volume “Poesia di nostra terra”. Due brevi precisazioni. L’esigenza di una conoscenza della civiltà celtica,  ma anche di tanti altri fattori storici volti a riscoprire le cosiddette “radici”, ha un valore assoluto in sé, indipendentemente  da ciò che ne pensa la Lega. E’ perciò giusto e doveroso dare un pubblico riconoscimento

a tutti coloro, politici, studiosi, Enti ed Istituzioni, che favoriscono questi studi.

Se di ciò mi si fa una colpa, allora si sappia che la mia colpa ha origini molto lontane. Quando i primi consiglieri della Lega entrarono a Palazzo Estense e tennero un discorso in bosino, fui forse l’unico consigliere a non abbandonare la sala. La rivendicazione del diritto a salvare il dialetto bosino aveva e ha per me un valore assoluto, indipendentemente da chi la porta avanti.

La seconda precisazione è questa: Il volume “Poesia di nostra terra” con il suo bel sottotitolo “Le leggende del Varesotto scoperte da Gianni Rodari” (ripeto: scoperte non scritte) ha un valore fondamentale del quale spero si voglia dare il giusto merito all’autrice Chiara Zangarini. Nel saggio iniziale viene infatti ricostruita la genesi di questa rubrica e viene messo in risalto che fu Rodari, molti anni prima dello stesso Italo Calvino, a capire
l’importanza per la letteratura italiana del patrimonio delle leggende popolari, quasi sempre sino ad allora in dialetto. Dopo qualche mese Gianni si trasferì a Milano e poi a Roma e la rubrica interruppe il proprio camnmino. Ecco dunque un altro importante titolo di merito per la cultura varesina e per lo stesso Rodari del quale ormai, sempre grazie alla Zangarini, ad Ambroghio Vaghi e un pochino anche al sottoscritto, con il volume “Gianni Rodari e la signorina Bibiana” si può dire che gli anni trascorsi tra Gavirate e Varese sono stati decisivi per la nascita del grande scrittore che il mondo intero ci invidia. Infine, come ha scritto lei stesso, la “buona scrittura” dell’autrice che, su mia richiesta, ha così dato una veste stilistica e narrativa unitaria ai 19 testi nati da autori diversi, ci aiuta ad apprezzare il nostro patrimonio di leggende che molto spesso purtroppo è stato strapazzato e inselvatichito.

Un cordiale saluto.
Pietro Macchione

21 novembre 2010
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