Varese

“Scegliere un film 2010″, vecchi vizi e nuovi film

Da sinistra, Braga, Cotta Ramosino e Della Porta Raffo allo Zamberletti

Giunta alla settima edizione, l’iniziativa editoriale della casa editrice Ares “Scegliere un film” continua anche nel 2010, questa volta curata da Armando Fumagalli e dalla varesina Luisa Cotta Ramosino. Il volume, presentato questa mattina al Caffè Zamberletti di Varese, nell’ambito dei Salotti di Mauro della Porta Raffo, raccoglie 160 titoli considerati più significativi fra quelli usciti da giugno 2009 a maggio 2010. La guida è specchio del tipo di lettura del mondo del cinema proposto dal Dipartimento di Scienza della comunicazione e dello spettacolo presso la Cattolica di Milano.

Un bel volume, ricco di dati e osservazioni sulle pellicole selezionate. La varesina Luisa Cotta Ramosino, critica e sceneggiatrice televisiva, collaboratrice, come lo stesso coautore Fumagalli, della Lux Vide, la società che produce fiction, fondata dall’ex amministratore delegato Ettore Bernabei e vicina all’Opus Dei (come anche la casa editrice del volume, la Ares), alla presentazione varesina ha dichiarato: “al di là dei giudizi sui singoli film, che può essere opinabile, il nostro obiettivo è quello di puntare sul racconto, sul contenuto delle pellicole”. Concetto ribadito da uno dei recensori, Paolo Braga, che ha detto: “c’è una vocazione all’oggettività nel nostro lavoro, che guarda alla materia narrativa. Anzi, il successo di un film è dovuto per il 90% a quest’ultima, mentre solo per il 10% all’abilità del regista. Nel nostro libero puntiamo a quel 90%”.

Non è nuovo il criterio. Riprende lo stesso metodo seguito da anni dal Centro cattolico cinematografico: in una pellicola occorre guardare alla storia e ai personaggi, alle loro azioni e ai contenuti. Criterio più che legittimo, ma che non può fare i conti con l’evoluzione del cinema contemporaneo e, più in generale, dell’arte contemporanea, dove diventa fondamentale la forma, il tipo di scelte estetiche adottate ecc. Contenuti, e non criteri estetici: scelta legittima, ma anche modo per travisare quasi tutta l’arte contemporanea, con il suo portato di provocazione e rottura degli schemi.

Ma torniamo al libro di Fumagalli e della Cotta Ramosino, che assegna, con asterischi, delle pagelle ai film selezionati. Colpisce il fatto che, al termine delle recensioni, appaia l’espressione “elementi problematici”, e in gran parte dei film recensiti questi “elementi” consistano in “scene sensuali”, “scene di nudo”, “scene a contenuto sessuale”. Il problema è proprio questo: in questa serie di volumi, c’è il rischio, alla fine, che sui film venga pronunciato un giudizio moralistico, a volte superficiale, che nasce proprio da un’incomprensione di base, da vecchi vizi presenti in certa cultura cattolica. Significativa la dichiarazione di Braga: “Ogni film dà risposte, e noi recensori possiamo dire che non le condividiamo”. Ma siamo proprio sicuri che l’arte (e il cinema) dia sempre risposte? Siamo certi che gli stessi artisti (e registi) vogliano dare risposte? Interrogativi e dilemmi, quelli che poniamo, che non sono assenti anche in una parte di riflessione culturale (e cinematografica) cattolica, con cui evidentemente i curatori del volume non hanno alcun rapporto.

A partire dalla trasmissione di Fazio-Saviano “Vieni via con me”, tutta basata sugli elenchi, questi ultimi stanno diventando molto trendy. Ci ha provato, sul fronte cinema, anche il recente volume curato, tra gli altri, dal varesino Carletto Prevosti, che elencava i film “dispersi”. Il libro “Scegliere un film” è a sua volta, in qualche modo, un elenco: un elenco di cose che non bisogna fare per giudicare il cinema. Anche se si è cattolici.

20 novembre 2010
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