Varese

Ma di quale Gianni Rodari stiamo parlando?

Da sinistra, Macchione, Zilio, Bianchi, Zangarini e Angeleri

Presentazione, ieri sera, sotto le volte di Villa Recalcati, di un volume pubblicato da Pietro Macchione Editore, che ha per titolo “Poesia di nostra terra” e come autrice Chiara Zangarini. Un volume di complessa fattura, che è difficile definire. Ci proviamo. Innanzitutto, prendendo a prestito una felice espressione dello stesso editore, si tratta di scritti in qualche modo riferiti al “prima” di Gianni Rodari: “prima” del successo internazionale quale autore per l’infanzia. Un “prima” anche collegato al nostro territorio, dato che Rodari è vissuto a Gavirate e Varese, prima di spiccare il salto verso la celebrità nella capitale. Collaborazioni a “Luce”, “Ordine Nuovo”, “Corriere Prealpino” (quello che poi diventerà il quotidiano “La Prealpina”). Questo volume, come ha detto la Zangarini, è una sorta di omaggio allo scrittore, a conslusione dell’anno rodariano (90 anni dalla nascita, 40 dal premio Andersen, 30 dalla scomparsa). Ed è un bene ricordare Rodari: anche lui insignito della cittadinanza di Varese alla memoria, come nei casi precedenti di questo ricponoscimento, è a forte rischio-oblio.

Ma veniamo al volume in questione. Un volume che ha patrocinio e marchietto della Provincia di Varese, un rapporto che, ieri sera, è stato enfatizzato dallo stesso editore e dal sindaco leghista di Morazzone, Matteo Bianchi, che sostituiva l’assente assessore alla Cultura Francesca Brianza. Dice Macchione, parlando di personaggi che vivono sul nostro territorio, “che oggi si stanno scoprendo grazie alla sensibilità politica dell’amministrazione”. Così Bianchi: “una consapevolezza delle nostre radici che oggi sta fotrtunatamente ritornando”. Ora, sarebbe lungo il discorso sulla riscoperta delle radici. Ma è del tutto lecito pensare che la riscoperta del passato che oggi sta tornando grazie alla Lega (perchè è di questo che si parla) appare assai sospetta, a senso unico e poco fondata da un punto di vista culturale. Quando non direttamente strumemtale. 

Ma andiamo avanti.In cosa consiste il volume? Rodari, quando scriveva sul quotidiano “Corriere Prealpino”, curava uno spazio in cui recuperò leggende diffuse sul nostro territorio. Le classiche leggende raccontate dai nonni. Tali storie, che invitò i lettori a inviare, furono pubblicate dal quotidiano: 19 leggende, proposte nella terza pagina del quotidiano, che è un peccato che oggi non esista più. Dunque: in molti casi le leggende arrivavano e Rodari le pubblicò dopo averle rivedute e corrette. Oppure, furono scritte direttamente da lui. In questo volume, appaiono riscritte dalla Zangarini. Sono scorrevoli, ben scritte, non c’è che dire, e presentate con il titolo complessivo della rubrica come fu intitolata dallo stesso Rodari: “Poesia di nostra terra”. E anche ben illustrate, da Angelo Zilio, che ieri sera ne ha lette alcune.

Ora del tutto corretto l’attrbuire alla Zangarini la paternità del volume. Sì, perchè nei vari passaggi, il riferimento allo scrittore appare piuttosto nebuloso, piuttosto infedele, tutto sommato non fondamentale. Anzi, lasciamolo proprio da parte.

20 novembre 2010
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Un commento a “Ma di quale Gianni Rodari stiamo parlando?

  1. Ambrogio Vaghi il 20 novembre 2010, ore 12:17

    Operazione discutibile e non molto corretta. Rodari si sarebbe giustamente arrabbiato ( cosa che gli capitava raramente ).

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