Varese

“L’uomo col toscano”, un Hannibal in salsa bosina

Un momento della presentazione al Miv

Resta un po’ un mistero il corto “L’uomo col toscano” di Franchini-Comolli. Un piccolo miracolo il fatto che si sia potuto realizzare, a budget zero, un piccolo film così gradevole (in termini di stile) e agghiacciante (in termini di storia). Nato da un racconto inedito del perfido Franchini, oggi il corto è diventato realtà. E lo è diventato grazie a coloro che hanno collaborato gratuitamente, a partire dall’associazione Il Cavedio, ma soprattutto nonostante coloro che non lo hanno per nulla agevolato.

Alla presentazione per la stampa che si è tenuta ieri nella sala Nettuno del Miv, Franchini, abile giallista e sceneggiatore, non ha fatto mistero a proposito delle difficoltà incontrate dalla piccola troupe che ha girato il film tra i tanti scorci della città giardino. “Comune e Provincia non ci hanno neppure dato il patrocinio gratuito. E per le riprese stradali il Comune ha sparato cifre inavvicinabili. Per fortuna che è intervenuta la Film Commission della Regione ad aiutarci”. E, tuttavia, nonostante questi ostacoli, la pellicola è stata realizzata. E lunedì 22 novembre, sempre al Miv, presso la Sala Urano, sarà visibile al pubblico gratuitamente, con una non-stop che parte alle ore 16.30.

Storia inquietante, che si svolge in gran parte in un centro di Varese piovoso e notturno. Come hanno raccontato gli autori, si tratta di un noir disseminato da indizi (12 per la precisione), che rimandano a libri o pellicole del passato. Un noir che termina con un finale imprevedibile e veramente noir, anzi quasi pulp, pur sempre condito da una goccia di ironia. Una vicenda che si chiude con un finale che potrebbe piacere parecchio al personaggio di Harris, il mitico Hannibal Lecter, anche se a dargli vita non è il diabolico Anthony Hopkins, ma un assai più innocente Bonifacio-Andrea Frattini. Quanto all’interprete femminile, Lea-Carlotta Girola, resta senza dubbio la più credibile e brava. Eccezionale il medaglione offerto da Lutring, il “solista del mitra” che nel corto parla un milanese d’altri tempi e che, ricoverato in ospedale, si è collegato telefonicamente con il cast presente alla conferenza stampa.

Ora il corto inizia il suo cammino che, come hanno detto il regista Matteo Comolli e lo stesso Franchini, intende approdare anche ai festival. E, a proposito di superare i confini varesini, qualcuno ha già richiesto la pellicola dal Canton Ticino, in quanto intenzionato a farlo doppiare in dialetto.

20 novembre 2010
© RIPRODUZIONE RISERVATA