Varese

Dieci anni di Varese nelle relazioni del Rotary

La presentazione del volume del Rotary

Dieci anni decisivi per la nostra provincia, quelli che vanno dal ’28 al ’38. Dieci anni che segnano il decollo della società varesina fino al brusco stop impresso dal fascismo. Un decennio che ora è possibile ripercorrere grazie al volume, presentato ieri sera a Palazzo Estense, “Il Rotary Club Varese nelle relazioni dei suoi primi dieci anni – 1928/1938”. Anni importanti che, suddivisi nelle sezioni dedicate ad economia, sanità e urbanistica, hanno trovato nel sodalizio rotariano un osservatorio attento e avanzato.

Come ha sostenuto lo storico dell’Università dell’Insubria, Antonio Orecchia, l’opera “non scivola verso l’autocelebrazione , né appare come un’inutile e lussuosa strenna di Natale: è un vero libro di storia”. Un libro in cui si rispecchia il modo di vedere il mondo da parte della classe dirigente di allora. “Una classe dirigente – continua lo storico – che ragionava comprendendo l’importanza della realtà locale, ma dando ampio respiro alle sue valutazioni”. Nelle relazioni del primo decennio del Rotary si nascondono vere “chicche”, come la relazione su Gandhi tenuta da Cagnola 17 anni prima dell’indipendenza dell’India, o quella sulla morte di Garibaldi, dove, complice il fascismo, si finisce per collegare l’epopea delle camicie rosse a quella delle camicie nere.

Lo storico Giugi Armocida ha invece affrontato il tema del rapporto del Rotary con la cultura.  “E’ un mondo di imprenditori, che dialoga con la cultura, ma vede pochi intellettuali nelle sue file”.  Ma Armocida si è soprattutto domandato quale sia l’identità del varesino. “Il varesino è quello che vede attorno una natura che nessun altro ha, che gode dell’armonia tra colle, montagna, pianura e lago, e che diventa definitivamente varesino se abita qui”.  Un legame importante, quello con il territorio, che riguarda le élites lombarde. “Le classi dirigenti lombarde – ha riconosciuto il professor Orecchia – hanno rinunciato a diventare classe dirigente nazionale, delegando sempre l’occupante di turno e scegliendo di restare sul territorio”.

Il pomeriggio di dibattito è stato dedicato allo storico Luigi Ambrosoli.

20 novembre 2010
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