Varese

Pd: frontalieri-”ratt”? No, il motore dell’economia

Un momento della conferenza stampa del Pd a VareseL’ingranaggio di un orologio con una rotellina chiaramente tricolore e una scritta inequivocabile: “100% Swiss Made? Altro che ratt… Senza frontalieri la Svizzera si ferma”. Firmato Partito democratico. E’ la contro-campagna del Pd a sostegno dei lavoratori frontalieri – oggetto di attacchi da parte dell’Udc ticinese (niente a che vedere con l’omonimo partito italiano e molto più a destra) –, presentata questa mattina, venerdì 19 novembre 2010, nella sede del partito a Varese, dal capogruppo e dai consiglieri delle province a ridosso del confine, assieme al collega piemontese della provincia Verbano-Cusio-Ossola.

A fare gli onori di casa, Fabrizio Taricco, segretario provinciale del Pd, che ha sottolineato come l’incontro fosse “particolarmente importante e sentito soprattutto nelle nostre zone”, e ricordato che quella di oggi non fosse la prima delle iniziative “a difesa di questa categoria di lavoratori”, ma anzi, la questione sia da sempre considerata di “importanza strategica”.

Luca Gaffuri, capogruppo del Pd in Consiglio regionale, ha ricordato come questa sia “un’iniziativa portata avanti insieme dalle Federazioni del Pd di Sondrio, Como, Varese e Verbano-Cusio-Ossola. In questi mesi abbiamo assistito a una campagna di carattere denigratorio nei confronti dei frontalieri – ha detto Gaffuri –. E non è stata portata avanti da dei buontemponi, ma da una delle principali forze politiche della Confederazione elvetica, cioè l’Udc, partito di maggioranza relativa. Per noi è fondamentale dare una risposta di carattere politico”. Il metodo è presto detto: “Una campagna di affissioni che sarà fatta sui territori di confine e volantinaggio alle dogane. Inoltre – ha proseguito il capogruppo al Pirellone –, martedì prossimo (il 23 novembre, ndr), in Consiglio regionale, andrà in discussione una mozione sul tema che noi avevamo presentato appena partita la campagna, che sul momento era anonima e molto forte e solo dopo ne erano emersi i responsabili”. Il messaggio del Pd è chiaro, ha fatto notare Gaffuri: “I frontalieri sono una componente fondamentale per permettere all’economia del Canton Ticino e della Confederazione elvetica di funzionare. Abbiamo scelto come prodotto simbolo dell’economia svizzera un orologio, i cui meccanismi, da sempre sinonimo dell’efficienza elvetica, funzionano grazie al lavoro di tanti frontalieri che ogni giorno all’alba si alzano e attraversano i confini”.

Del tema dei frontalieri “ci stiamo occupando da anni – ha ricordato Stefano Tosi, consigliere regionale del Pd –. In questo momento il clima che si sta creando in Canton Ticino è particolarmente teso, anche in vista delle elezioni che si terranno a marzo e che possono portare a un inasprimento della situazione. Siamo preoccupati anche della conflittualità che si è evidenziata all’interno della Regio Insubrica – ha detto Tosi –, a causa di una probabile incapacità di mantenere rapporti di reciproca correttezza che la collaborazione tra confinanti deve prevedere. E’ indispensabile avere una visione comune di queste aree, perché alcune sfide che si avvicineranno nel tempo, come il tema dei trasporti e l’apertura del nuovo traforo del Gottardo in primis, richiedono una visione comune dello sviluppo di questi territori”.

Il collega varesino Alessandro Alfieri ha ricordato che da sempre il Pd “è a fianco dei lavoratori frontalieri e su tutte le battaglie, a cominciare da quella per gli ammortizzatori sociali, soprattutto in questo momento di crisi economica”.

E in quest’ottica di sostegno ai lavoratori è diventato protagonista della battaglia del Pd anche il Piemonte, come ha detto Aldo Reschigna, capogruppo del Pd in Regione Piemonte ed eletto nella circoscrizione Verbano-Cusio-Ossola: “Per quel che ci riguarda, i frontalieri coinvolti in questo problema non si recano al lavoro solo in Ticino, ma anche nel Vallese. Si parla di migliaia di persone e altrettante famiglie. Quando c’è crisi bisogna gestire le reciproche paure, altrimenti si mette in discussione quella che per anni è stata una reciproca ricchezza. Si tenga conto, oltre tutto, che di solito vengono coinvolte professionalità molto elevate. Ma la questione non si può affrontare costruendo muri: serve una stagione di nuove politiche transfrontaliere che coinvolgano le comunità locali e le abitudini ad affrontare problemi e a scommettere assieme su scelte che possono portare a un arricchimento di entrambi i territori”.

Tra l’altro, per contro, ha rivelato Reschigna, “sta avvenendo un fenomeno di forte attrazione della Svizzera verso l’impresa italiana: in molte si stanno spostando nella Confederazione elvetica per condizioni fiscali e insediative agevolate”.

19 novembre 2010
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