Milano

Azzalin presenta un libro Nem nel centro culturale di CL

Da destra, l'editore Azzalin, la poetessa Ambrosetti, l'attore Sciumè

Originale cornice per il lancio milanese del volume “Stazioni” di Giancarlo Pontiggia, pubblicato dalla casa editrice varesina Nuova Editrice Magenta. In pieno centro, a pochi passi da piazza Missori, siamo in un antico palazzo in via Zebedia. Sulle mura di questo centro campeggiano grandi manifesti con Giovanni Testori e il teologo Von Balthasar, e dopo la presentazione del volume Nem è in programma una scuola di comunità riservata agli avvocati. Ci troviamo al CMC, Centro culturale di Milano, storico vivaio culturale di Comunione e liberazione. Non è cosa di tutti i giorni vedere il progressista e laico editore varesino Dino Azzalin sedere in prima fila, con accanto la poetessa sperimentale Silvia Ambrosetti, in questa sede dall’atmosfera piuttosto rarefatta, assai pia ed austera. 

Un  pubblico attento, formato da molti ragazzi e soprattutto ragazze che prendono appunti. Il volume di Pontiggia viene analizzato dall’intervento di Uberto Motta, professore di Letteratura italiana moderna alla Cattolica di Milano. Il prof racconta dei tre protagonisti di questo testo teatrale di ambientazione metropolitana: il barbone, l’attore e il malato. Uno scenario in cui domina il gelo, e le stazioni non sono che “le soste di un lungo calvario”, in cui degradazione e spoliazione della memoria la fanno da padroni. Un’opera che, secondo Motta, evoca certo Beckett, attinge alla lezione di Leopardi.

Interviene poi un elegantissimo Roberto Mussapi, poeta di vaglia, tutto nerovestito. Che, all’entrata di Azzalin, dice iniziando il suo intervento: “saluto Azzalin che non vedo da 18 anni”. La riflessione di Mussapi tocca altezze siderali, e sottolinea un paradoso. “Pontiggia – dice Mussapi – è un poeta puro che, quando scrive un testo teatrale, non lo scrive in versi, a differenza di me che predico e pratico un teatro in versi”.

Teatro-teatro, insomma, che si presenta come una serie di sketch, utilizzando uno stile poco frequentato a parte l’eccezione di un grande umorista come Achille Campanile. Ma Mussapi cita anche il grande Amleto, che viene nel testo evocato grazie ad un’apparizione sulle gradinate di san Siro (gradinate come merlature, stadio come castello). “Pontiggia è come Orazio – dice l’acuto poeta – dato che non ha propensioni verso la fede, ma non ha neppure pregiudizi verso i suoi segnali: un vero laico”.

Prende infine la parola lo stesso Pontiggia, che dice di rifiutare i progetti di scrittura, sostiene di avere scritto il testo in un baleno e confessa di odiare gli sperimentalismi adducendo la ragione  (francamente sconcertante) che “le avanguardie rispondono ad un’esigenza del mercato”. Lettura finale, eccezionale, di alcuni dialoghi del volume da parte del giovane attore Giorgio Sciumè.

12 novembre 2010
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