Lettere

Ricordando il profetico P.P.P.

La mattina del 2 novembre 1975 Pier Paolo Pasolini viene trovato ucciso all’Idroscalo di Ostia: il luogo e le circostanze drammatiche della morte sono alla base di fatti mai chiariti. Un ragazzo, Giuseppe Pelosi, confesserà l’omicidio e sarà condannato. Pasolini è sepolto a Casarsa nel suo Friuli. “Tutti i miei film si ricollegano all’atmosfera delle mie poesie assai più che a quella dei miei romanzi.

Anzi si riallacciano alle mie prime poesie , ed anche questo è spiegabile poiché si tratta dei miei «primi» film. Quando la mia esperienza cinematografica maturerà, anche i miei film avranno i toni e le eco delle mie poesie artisticamente più evolute.” PPP – 1962.

Pier Paolo Pasolini è ricordato in tutte le sue sfaccettature: intellettuale, regista, giornalista, ma è il poeta che trascina ogni altra attività. Pasolini è il poeta in azione del XX secolo, ma non solo. Ricordo ancora quella mattina, avevo solo sette anni, ma mai nulla mi impressionò quanto quelle immagini, confuse per chi di vita sa poco. Ma impresse nella mente infante con un principio universale: il prossimo mio… Ora si direbbe che io sia “navigata”, eppure anche questa mattina mi sento come allora: il prossimo mio “è stato morto”.

E’ vivo in me il ricordo di quella notte, quella in cui siamo rimasti orfani del nostro maestro di vita, prima che d’arte. A Pier Paolo Pasolini, intellettuale più attuale oggi di allora, figura di riferimento per tutti coloro che fanno i conti quotidianamente con l’arte e la creatività al servizio dell’uomo, al Pasolini che ha tracciato le nostre penne e plasmato le nostre menti dedico i pensieri del mattino.

Un pilastro, Pier Paolo Pasolini, che tra il 5 marzo 1922 ed il 2 novembre 1975 si è distinto come poeta, intellettuale, filosofo, linguista, narratore, corsivista, regista e autore teatrale e cinematografico, attore e pittore. Gli ho dedicato una vita, quella che è principiata con i suoi testi letti di nascosto, perché tutti mi dicevano “sei troppo piccola per leggere certe cose” e invece lui mi apriva la mente, mi rivelava aspetti della vita che non ero capace di vedere. Ai tempi del liceo ebbi a discutere con i professori sempre perché non era lettura appropriata. E più cercavano di trafugarmelo, più diventavo una ragazza di vita anch’io. Nella mia vita violenta.

Ricordo un percorso intero con lui nel 2005 ‘Pasolini, un’idea di stile’: Luca Traini, Alessandro Leo Leone, Andrea Giacometti e Giorgio Martignoni mi appoggiarono… Quest’ultimo con una prospettiva unica “Se pensate anche voi, come i pipistrelli e gli australiani, che per leggere i fumetti bisogna mettersi a testa in giù, fatelo.” attraversando “Pasolini” di Davide Toffolo e “Il delitto Pasolini” di Gianluca Maconi.

Ma i libri a lui dedicati dopo la morte violenta sono veri profili laceranti del nostro attuale: basta pensare a quel Zigaina che propose nel 2005 “Pasolini ed il suo nuovo teatro” a Calabretto che nel 1999 ci fece affondare ne “Pasolini e la musica” o ancora al Galluzzi di “Pasolini e la pittura” del 2009, così come i cinque testi del 2010 che recitano “Pasolini in salsa piccante” di Belpoliti, “Pasolini comunista dissidente. Attualità di un pensiero politico” di Galli, “Pasolini e l’Africa” di Trento, “Pasolini e il documentario di poesia” di De Palma, o, infine, a Gianni D’Elia che ne “Il petrolio della stragi”, datato 2006, ricostruisce i retroscena della morte, che considera legata a quella di Enrico Mattei. Sullo sfondo gli intrecci tra mafia, neofascismo e imprenditori negli anni bui della Repubblica. Dal libro di D’Elia, uno dei tanti che l’autore ha composto negli anni sul nostro maestro, esce il ritratto di un’Italia ignobile, che mente su se stessa, si autoassolve, corrompe e falsifica. Il primo danneggiato è il cittadino, che a tutt’oggi non ha un quadro nitido degli anni di piombo e delle stragi di massa.

Così, per concludere, facciamo nostra la richiesta dell’autore: che il prossimo governo abolisca finalmente il segreto di Stato per i reati di strage e di terrorismo. Perché la porta della giustizia, come ricorda Walter Benjamin emblematicamente citato da D’Elia, è lo studio, la volontà di capire. E noi vogliamo capire, ora e in vita, per rivendicare l’espressione più cara di Pier Paolo Pasolini “la morte non è nel non poter più comunicare, ma nel non poter più essere compresi”. Un umile ricordo, maestro del prossimo mio. Nella trentacinquesima dolorosa ricorrenza della tua dipartita. Terrena.

 Ombretta Diaferia

4 novembre 2010
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