Varese

Festa del 4 Novembre. Tante autorità, pochi varesini

La deposizione della corona questa mattina

Cerimonia dimessa per il 4 Novembre, che ha avuto il suo centro al Monumento dei Caduti di piazza Repubblica. Dopo la corona all’Arco Mera da parte delle Associazioni Combattentistiche d’Arma, un breve corteo si è presentato in piazza Repubblica. Ad attenderlo il picchetto d’onore dell’Arma dei Carabinieri. Una breve manifestazione che si è svolta intonando l’inno nazionale, che i Carabinieri hanno cantato con vigore. Nessun dubbio sull’inno o nessuna canzoncina sostitutiva, come nella Varese leghista si è potuto vedere, ahimé, in passato. La manifestazione ha visto una partecipazione di cittadini ridotta ai minimi storici.

Dopo la deposizione della corona ai piedi del monumento, ha preso la parola, in assenza del sindaco Fontana, il vicesindaco Giorgio De Wolf, alla presenza del Prefetto Vicari e del Questore Cardona, del vicepresidente della Provincia di Varese Bottini, del segretario generale del Comune di Varese Ciminelli, dei vertici delle Forze dell’ordine, del deputato Daniele Marantelli, dei consiglieri regionali Tosi e Alfieri, dei consiglieri comunali Nicoletti e Mirabelli. De Wolf ha tenuto il discorso ufficiale. “Oggi ricordiamo tutti i caduti delle guerre, che hanno consentito a noi di vivere nella libertà – ha detto il vicesindaco -. Ma la libertà non è una conquista definitiva, ma una conquista da difendere ogni giorno. In particolare contro un nemico invisibile, che colpisce la popolazione, che è il terrorismo”.

“Ma oggi è anche la festa delle Forze Armate – ha proseguito De Wolf – e dunque un grazie di cuore va ai tanti nostri giovani connazionali che sacrificano la loro vita nelle missioni di pace. Un ringraziamento alle Forze armate che difendono le nostre città e stanno a fianco delle popolazioni nelle calamità naturali”.

Ha poi preso la parola Silvio Botter per la Confederazione Associazioni Combattentistiche d’Arma e Partigiane della provincia di Varese. “Un alpino”, come si è definito. “Ho sempre considerato il 4 Novembre la Festa della Vittoria della grande guerra, che è stata la quarta guerra d’indipendenza italiana”, ha detto Botter. Che ha ricotrdato i “600.000 ragazzi caduti che ci hanno lasciato in eredità questo Paese e che ci hanno lasciato il messaggio che ognuno deve fare il proprio dovere”. Botter si è così richiamato anche ai caduti nelle missioni di pace, che hanno costituito un modo esemplare di intervento, come lo steso “potente alleato americano” ha dovuto riconoscere.

- FOTOGALLERY

4 novembre 2010
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Un commento a “Festa del 4 Novembre. Tante autorità, pochi varesini

  1. od il 4 novembre 2010, ore 14:50

    un solo commento è possibile, il bollettino firmato da armando diaz dalla fonte http://www.lagrandeguerra.net.

    IL TESTO INTEGRALE DEL BOLLETTINO DELLA VITTORIA

    Comando Supremo, 4 Novembre 1918, ore 12

    La guerra contro l’Austria-Ungheria che, sotto l’alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 Maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi è vinta.

    La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso Ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuna divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro settantatre divisioni austroungariche, è finita.

    La fulminea e arditissima avanzata del XXIX corpo d’armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal Brenta al Torre l’irresistibile slancio della XII, dell’VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente.

    Nella pianura, S.A.R. il Duca d’Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute.

    L’Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell’accanita resistenza dei primi giorni e nell’inseguimento ha perdute quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecento mila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinque mila cannoni.

    I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.

    Armando Diaz

    e forse si capiscono le assenze di sindaco e cittadinanza che si sono risparmiati bestialità come “La popolazione è il terrorismo” o “Sacrificano la loro vita nelle missioni di pace”

    se la storia non fosse solo materia di apprendimento…

Rispondi