Viggiù

Tra le tombe Raffo evoca le voci di Spoon River

Il pubblico del reading

Nell’aria brumosa del Cimitero Vecchio di Viggiù, il poeta Silvio Raffo ha riproposto, ieri sera, la sua Spoon River. Affiancato da alcuni lettori e da un musicista, e seguito da un centinaio di pazienti spettatori con ombrello, Raffo ha evocato, tra lapidi e tombe, vecchi alberi e fiammelle che facevano parte di un’installazione di Giacomo Arioli, quelli che “dormono sulla collina”. Un reading da brividi. In cui Raffo, con una veste ai piedi, pareva un grande mago che evocava fantasmi.

Tutto è iniziato intorno alle 19 presso alcuni ruderi coperti di sinistri rampicanti. In fila indiana, protetti neri mantelli, con una fioca candela in mano, si sono presentati quattro dei cinque interpreti (uno è arrivato in ritardo). E subito si è palesato un problema di amplificazione che ha perseguitato l’intera manifestazione. Gli interpreti hanno iniziato a leggere i testi dall’Antologia di Spoon River dell’avvocato Edgar Lee Masters. Poi in processione, tra lapidi e arbusti, lettori e pubblico si è recato presso una cappella diroccata dove il reading si è concluso. Da lì aveva suonato (“live”) il giovanissimo Niccolò Cassina.

Senza dubbio un evento originale e avvincente. Tuttavia i problemi tecnici di amplificazione lo hanno fortemente penalizzato. Gli interpreti, leggendo da traduzioni diverse, si sono confrontati con un ambiente difficile, su cui la pioggia è caduta incessante per tutto il tempo. In generale, Silvio Raffo, Stefano Annoni, Viviana Faschi, Ilaria Salonna, Marco Toti, hanno optato per un’interpretazione classica, una lettura molto “pulita”, quasi scolastica, a tratti leziosa. Nulla, nel reading, arrivava di quelle che Pavese definiva “le spettrali, dolenti, terribili, sarcastiche voci di Spoon River”. Un reading, quello di Viggiù, che dei dormienti sulla collina ci ha fatto arrivare un’eco molto spenta. Fosse stato un concerto, ieri sera c’era troppo Sting e troppo poco Tom Waits.

Molte le perplessità anche sulla colonna sonora. Passino Chopin e Beethoven, ma pollice verso nei confronti della sdolcinata melodia dello sdolcinato “Il meraviglioso mondo di Amélie” (ma c’è ancora chi se lo ricorda?). E poi. Poi non si è ben capito perché, a conclusione del reading, è stata proposta la Giuni Russo della (peraltro bellissima) “Morirò d’amore”. Mah. Boh. Chissà.

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3 novembre 2010
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Un commento a “Tra le tombe Raffo evoca le voci di Spoon River

  1. Lorella Porru il 3 novembre 2010, ore 23:32

    avrei voluto assistere non lo sapevo, accidenti…

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