Premiato Maroni. Nessuna parola su mafia e politica

Il parterre della manifestazione

C’era tutta la Varese che conta, ieri sera, a Villa Recalcati, in occasione del conferimento del premio Liuc “Falcone-Borsellino” al ministro degli Interni, Roberto Maroni. Una serata inquadrata nel programma del Premio Chiara, anche se non si è ben capito perchè. Certamente questo dipende dal fatto che stiamo assistendo ad una metamorfosi della manifestazione che prende il nome dello scrittore luinese, ormai candidata a diventare grande contenitore di eventi, dalla lotta alla mafia alla filosofia, dalla montagna al cinema. Con grande gioia di sindaci e assessori alla ricerca di eventi culturali senza sobbarcarsi la fatica di doverli anche organizzare.

E’ vero, ieri sera si è parlato di un libro. Ma la lunga presentazione per immagini (proiettate su schermo) e commentate (con colonna sonora) dall’autore in diretta, il super-televisivo criminologo Massimo Picozzi, è stata più simile ad uno spettacolo che alla presentazione di un libro, del quale si esaminano (almeno così crediamo debba essere)  luci ed ombre, presenti qui come in ogni libro del mondo. No, nessuno spazio a dibattito,  domande, obiezioni: libro raccontato e poi elogiato dallo stesso ministro. Accettando una brutta abitudine che sta prendendo sempre più piede: dei libri, se e quando se ne parla, si fa l’elogio o niente. Obiezioni e critiche (il confronto, insomma) off-limits.

Una presentazione che, in fin dei conti, aveva ben poco a che fare anche con il secondo momento della serata, la consegna del premio a Maroni, salito sul palco e intervenuto elogiando l’impegno proprio e del governo Berlusconi nella lotta alla criminalità organizzata. Con le solite cifre: l’arresto di 28 su 30 mafiosi superlatitanti tra i più pericolosi, l’arresto ogni giorno di 8 mafiosi negli ultimi due anni e mezzo, i 25 mila beni sequestrati alla mafia per un corrispondente di 18 miliardi di euro, il 525% in più rispetto al passato.

Maroni ha ricordato quanto ancora ci sia da fare: il fatturato della Mafia Spa si aggira ogni anno sui 150 miliardi l’anno, dei quali solo 18 sono stati sequestrati. E giustamente Maroni ha ricordato che la vera chiave di volta della lotta alla mafia sta nella mobilitazione della società civile. “Sempre di più la diffusione di una cultura della legalità – ha detto il ministro – è il vero antidoto per combattere la mafia”. E un contributo fondamentale viene proprio dalle imprese sane e dalla scelta delle associazioni d’impresa di fare terra bruciata nei confronti di chi viene a patti con i criminali.

Tuttavia ci saremmo aspettati, anche per il nome del premio conferito, che Maroni, al di là del giusto elogio dei poliziotti e delle forze dell’ordine, si soffermasse di più sui giudici Falcone e Borsellino, che come tanti altri hanno dato la vita e si sono impegnati, ma a differenza di altri si sono dimostrati attenti, sia pure tra mille difficoltà, ai rapporti della piovra mafiosa con i politici, con il sistema di potere della politica, con il sistema di interessi della politica.

E’ vero che Maroni ha ricordato l’intuizione di Falcone sulla separazione del mafioso e del suo patrimonio (“non capisco perchè – ha detto polemico Maroni – questa intuizione sia rimasta inspiegabilmente chiusa nel cassetto dal 92 al 2008″), ma nessuna parola del ministro è stata dedicata al  tema più generale di mafia e politica, un capitolo certamente scivoloso, perchè avrebbe riguardato anche il cono d’ombra proiettato dalla mafia su ambienti legati al presidente del Consiglio Berlusconi, come le sentenze Dell’Utri dimostrano. Forse sarebbe stato troppo anche per un ministro leghista.

30 ottobre 2010
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