Varese

Villa San Pedrino, il tesoro verde apre i cancelli

Cancelli aperti, ancora domani 24 ottobre, di Villa San Pedrino a Varese, zona di Bosto. Un fatto assolutamente eccezionale, che si verifica nell’ambito della manifestazione “Giardini Aperti”, promossa, con il patrocinio del Comune di Varese, dall’Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio (AIAPP), che celebra il 60° anniversario della propria fondazione e, nello stesso tempo, il centenario della nascita di Pietro Porcinai, il più importante paesaggista italiano del Novecento, tra i fondatori di AIAPP e architetto che plasmò gran parte del parco di Villa San Pedrino, che misura circa 20 mila metri quadrati, quasi due ettari di parco di proprietà privata.

“La visita dura due ore e ci raccomandiamo di restare in gruppo”. Così inizia la visita guidata al parco di Villa San Pedrino. La raccomandazione arriva dal botanico Alessandro Carugati e dall’architetto Valerio Cozzi. Gruppi folti e frequenti si sono alternati oggi nelle visite dello stupendo polmone verde, un parco che ha visto diversi contributi, ma che in Porcinai ha trovato l’architetto che più di ogni altro ha lasciato il segno negli anni Cinquanta. “Quando visitate questo parco – spiega l’architetto Valerio Cozzi, volontario legnanese dell’AIAPP – dovete sempre guardare per terra. Porcinai ha lavorato a realizzare percorsi e passaggi, collocando e mischiando pietre e materiali diversi”. In realtà, la maggior parte di visitatori guardano in alto, le chiome dei grandi alberi, spesso esotici, che i padroni della villa si portavano dietro, come souvenir, per abbellire la loro dimora. E poi statue, fiori, piante, fontane, un “giardino roccioso”, intere collezioni di piante, serre con centinaia di piante riscaldate con pannelli solari e impianti geotermici. I prodotti delle serre, ricorda Fabrizio il giardiniere, “sono coltivati tutti esclusivamente per essere impiegati nella villa”. Villa seguita, 365 giorni su 365, da tre giardinieri.

Stupendi i cedri dentro alla villa. Come dice il botanico Carugati, “i cedri di Varese sono così belli perché qui c’è il terreno ideale, un terreno friabile che permette un ottimo drenaggio, e tanta acqua”. Che le due ville dentro il parco siano abitate dagli eredi di Mazzucchelli, lo dimostra la presenza in carne ed ossa della proprietaria di una delle due ville, una bella signora olandese che risponde gentilmente alle domande dei visitatori. E che racconta che il parco è abitato da animali: piccoli topi, bisce d’acqua, anche vipere. Ma oltre a piante e piccoli animali, non mancano neppure alcune presenze orientali. Le si vedono quando si arriva nello spiazzo della villa principale: un guerriero e due leoni in ceramica che fanno la guardia a questo tesoro botanico a due passi dal centro della città.

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23 ottobre 2010
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