Varese

I capolavori del varesino De’ Tatti tornano a casa

L'imperdibile lezione di Agosti ieri in Sala Veratti

Con il consueto stile dimesso e rigoroso, Giovanni Agosti, curatore, insieme a Stoppa e Tanzi, della mostra “Il Rinascimento nelle terre ticinesi”, ha spiegato con poche parole convincenti il senso della piccola vetrina di Sala Veratti, “pendant” varesino della rassegna in corso alla Pinacoteca Zust di Rancate, che ha visto ieri un affollato vernissage. “Non è una mostra calata dall’alto, un pacchetto preconfezionato, ma una rassegna realizzata su misura di questo spazio, Sala Veratti”. Una mostra realizzata dal Comune di Varese e da Varesevive.

Per Agosti, uno dei giovani critici più colti e di larghe vedute circa la necessità di contaminare generi diversi (dalla letteratura alla critica, dalla storia dell’arte al giornalismo culturale), questo della Sala Veratti in realtà è un ritorno dopo sette anni, e si vede. La rassegna precedente era l’indimenticabile “Testori a Varese”, con spericolati confronti tra Morazzone e Guttuso. Un Guttuso gigantesco montato su tubi dalmine. 

Così in questo caso, dove si erge, al centro della Sala del Comune, un cubone irregolare, sulle cui pareti esterne si trovano tracce della mostra, dei luoghi, degli itinerari, addirittura con una parete che presenta una carta dei luoghi, con “colature alla Schifano” (ipsissima verba di Agosti). Costeggiando il cubone, si arriva ai due piccoli capolavori di De’ Tatti, pittore attivo nella Milano di Bramantino e Bernardino Luini. Che, come ha detto il sindaco Fontana, tagliando il nastro (dopo essere stato presente a Rancate, all’inaiugurazione della mostra maior) “è senza dubbio il più grande e forse il solo pittore rinascimentale varesino”.

A quel punto Agosti si scatena, scalando le vette più alte e inaccessibili dei due quadri, evocando “La Vergine delle Rocce” di Leonardo e le chiesette del Canton Ticino che, a differenza delle nostre, “sono sempre aperte”.  E presenta i quadri “Madonna con il Bambino”, proveniente da Nancy, e “Cristo deposto tra Maria e San Giovanni Evangelista”, arrivato dalla parrocchiale di Craveggia in Val Vigezzo. “Due opere – dice Agosti – che potevano essere già vicine in passato, nella distrutta chiesa varesina di San Martino, poi divisi da avventurose vicende. In particolare, la deposizione, ricorda Agosti, sarebbe stata portata in Val Vigezzo da uno degli spazzacamini che giravano l’Europa per lavoro. Incantevole storia.

Arte, stioria, forse leggenda si danno appuntamento a questa piccola “chicca” di mostra, che certamente spicca in un panorama di mostre che a Varese è piuttosto desolante, ma che certamente può indicare una strada: piccoli eventi originali, legati al territorio, ma soprattutto sostenuti da un apparato culturale e scientifico solido, come in questo caso. E come è facile vedere scorrendo il catalogo della mostra complessiva, dove appare anche il “Bloc-notes” di Agosti alla scoperta del territorio interessato alla mostra, già apparso a puntate su “Alias” del Manifesto. Ma qui, come avverte lo stesso Agosti, ricco di varianti e cambiamenti degni di un allievo, come Agosti, dell’indimenticabile Dante Isella. Un grande varesino.

17 ottobre 2010
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