Arte

Gluts di Rauschenberg, specchio della nostra crisi

Una delle opere in mostra a Villa Panza

Villa Panza continua a confermarsi il vero polo culturale d’eccellenza di Varese. Le scelte artistiche e culturali Fai sono sempre raffinate, volano alto, ribadiscono una loro autonomia. Forse per questo non sono tanto amate dai politici. Ancora una volta le più alte autorità politiche del territorio hanno disertato questa “Robert Rauschenberg-Gluts”, mostra curata da Susan Davidson, del Museo Guggenheim, e da David White, dell’Estate of Robert Rauschenberg. Assenti, questa mattina, Massimo Buscemi, assessore alla Cultura della Regione, Dario Galli, presidente della Provincia di Varese, e Attilio Fontana, sindaco e assessore alla Cultura del Comune di Varese.

Peccato per loro. La mostra è davvero singolare, ha una sua identità, non è fotocopia delle tante rassegne che si vedono in giro, e poi è coraggiosa e rischia. Spostate le opere della collezione permanente della Villa, le sale del secondo piano espongono rifiuti, ferraglie, materiali di recupero, “vomitati” dalle discariche dell’American Way of Life. Rifiuti che Bob Rauschenberg trasforma in opere d’arte perchè interviene e plasma questi materiali, impone loro un titolo, crea impensabili assemblaggi tra oggetto e oggetto.

Se si passa in rassegna alle 38 opere esposte tra Villa e Scuderie, però, l’impressione è lugubre, siamo di fronte ad un cimitero di relitti di una società in crisi, di un modello che conosce un inarrestabile declino. Relitti che rimandano anche alla povera patria nostra, in preda al declino berlusconiano di questi anni. “Souvernir senza nostalgia”, come diceva lo stesso artista ricordato da White, rimarcando che nessuna nostalgia emanavano quelle lamiere e quei tubi. Semmai una certa “simpatia”, diceva sempre Rauschenberg, così come l’Angelo di Benjamin provava simpatia per le macerie della storia, custodi silenziosi della storia dell’uomo.

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13 ottobre 2010
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