Economia

Se la Camera di commercio decide di aprire le sue porte

La Borsa Immobiliare nella sede della Camera di commercio

Forse non se l’aspettavano neppure loro, il boom di presenze registrato ad “Agrivarese”, la rassegna dedicata, due settimane fa, all’agricoltura locale, e ospitata per la prima volta ai Giardini Estensi. “Loro” sta qui per il vertice della Camera di commercio di Varese, il presidente Bruno Amoroso, il segretario generale Mauro Temperelli e i loro più stretti collaboratori. Ma, una settimana dopo, cioè il weekend appena trascorso, ecco che proprio dentro le sale dell’ente di piazza Monte Grappa, si è verificato un altro successo di pubblico. Alla “Casa in Piazza-Borsa Immobiliare di Varese e provincia”, sono arrivati più di tremila (cifra degli organizzatori) per curiosare tra stand ed offerte di casa. Ora, con l’ottava Mostra dell’Artigianato Artistico Varesino al nastro di partenza, in programma alle Ville Ponti dal 21 al 24 ottobre, che addirittura vanterà il patrocinio del Fai, c’è la possibilità che la Cdc varesina faccia un bello “strike”, come al bowling. Tre eventi, tre successi.

Ma cosa è accaduto? Cosa è avvenuto perché un’istituzione tutto sommato sconosciuta alla gente comune, è riuscita ad attirare famiglie e normali cittadini alle sue iniziative in misura così rilevante? Spesso i dettagli aiutano a capire. Alla presentazione della Borsa Immobiliare, il presidente Amoroso rimarcò che “le associazioni sono i nostri azionisti”, e il segretario generale Temperelli, in una chiacchierata di sabato mattina, ci aveva ricordato che la Borsa Immobiliare “era un’occasione per avvicinarsi ai consumatori”. Dettagli, certo, ma che segnalano un’attitudine nuova, un modo nuovo di confrontarsi con il mondo che sta fuori dal palazzo di piazza Monte Grappa. E non è un caso che la Borsa Immobiliare sia stata allestita proprio dentro il palazzo, nel cuore stesso della grande macchina camerale.

Possiamo sbagliarci, ma forse la Camera di commercio ha deciso di aprire le sue porte, di farsi conoscere di più e meglio, di abbandonare quel tono severo e un po’ distante che l’ha sempre contraddistinta. L’ente camerale deve avere percepito la crisi di rappresentanza che soffia un po’ dovunque, e quindi deve avere deciso di correre ai ripari, interpretando un ruolo più “frendly” e, per questo, ricevendo una risposta positiva da parte di cittadini e famiglie. Dobbiamo aspettarci che in futuro la Camera di commercio di Varese sarà sempre di più una casa di vetro e sempre meno un’arcigna istituzione chiusa su se stessa? Per rispondere basta aspettare e vedere.

11 ottobre 2010
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