Canton Ticino

Mostre: da Rancate a Milano. In attesa di Varese

Viene inaugurata oggi sabato 9 ottobre alle 17, presso la Pinacoteca cantonale Giovanni Züst di Rancate (Mendrisio), in Canton Ticino, la mostra, curata da Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa e Marco Tanzi “Il Rinascimento nelle terre ticinesi. Da Bramantino a Bernardino Luini”. Una mostra che, al di là dell’oggettivo interesse che riveste, come si è già potuto capire dal “Diario di lavoro” pubblicato a puntate da Agosti su “Alias” del Manifesto,  riveste anche un significato per Varese.

Infatti, grazie ad una collaborazione tra il Comune di Varese e la Pinacoteca Züst, è nata una piccola appendice varesina alla mostra ticinese, un capitoletto che sarà inaugurato, sabato prossimo, 16 ottobre, presso la Sala Veratti. Nel refettorio settecentesco dell’ex convento di Sant’Antonino saranno esposte, infatti, due tavole del più importante pittore varesino del Rinascimento: Francesco De Tatti. Ritorna per la prima volta in Italia, generosamente prestata dal Museo di Nancy dove si trova dal 1907, la “Madonna con il Bambino e angeli”, firmata e datata 1512, commissionata da Gian Guido Orrigoni e destinata probabilmente alla chiesa di San Martino a Varese. Dalla parrocchiale di Craveggia, in Val Vigezzo, giunge un “Cristo in pietà” che poteva costituire l’elemento superiore del polittico da cui proviene la tavola di Nancy. A rinforzare idealmente il senso di questo gemellaggio è giunta la recente scoperta documentaria che Francesco De Tatti ha realizzato nel 1526 un polittico, oggi perduto, per la comunità di Rancate.

La grande mostra ticinese con appendice a casa nostra, non va sottovalutata. Infatti, se si prendono in considerazioni le reiterate voci di tagli alla cultura per il prossimo anno (e il prossimo assessore alla Cultura, post-elezioni), allora c’è il rischio fondato che questa sia l’unica mostra con il “bollino” di Palazzo Estense che vedremo per parecchio tempo.

Della mostra sul Barocco Lombardo, partnership tra Fai e Comune di Varese, che avrebbe dovuto vedere curatori Frangi e Morandotti, si è persa traccia. I tagli sono vicini, e quanto a sinergie e ricerca di sponsor privati Varese non si è mai rivelata particolarmente capace. A differenza di Gallarate, che anche su questo fronte, pur snobbata dagli amministratori varesini, porta a termine più iniziative rispetto al capoluogo, in cui l’appendice alla mostra ticinese rischia di essere l’unica proposta per parecchio.

Un esempio? La prossima grossa rassegna, in programma per la prossima primavera, dopo la mostra di inaugurazione relativa a Modì, è stato rivelato dalla Gam che sarà dedicata ad Alberto Giacometti, tra i più grandi del Novecento europeo. E’ vero che inizialmente le ambizioni della Gam si erano rivelate eccessive: si era pensato ad un evento dedicato al maestro viennese Klimt, subito abbandonato a causa dell’eccessivo impegno. E’ arrivata quindi l’ipotesi-Giacometti, che può rivelarsi davvero suggestiva.

Prima di chiudere, un consiglio. Sembra impossibile, ma è vero: in realtà, la mostra sul Barocco Lombardo, che a Varese difficilmente vedremo, in realtà è sì stata aperta, ma a Milano. A Palazzo Reale, accanto alla bella mostra su Salvador Dalì (ci torneremo) e allo scontatissimo trittico di Cattelan (povero Palazzo Reale!), si può visitare una mostra di cui si è parlato poco, dal titolo “Sacro lombardo. Dai Borromeo al Simbolismo”, aperta fino al 6 gennaio e dedicata all’epoca di Federico e Carlo Borromeo, fino a Previati, passando per il barocco, la dominazione spagnola prima e quella austriaca dopo. Un percorso espositivo con opere di Giulio Cesare Procaccini, di Daniele Crespi e del Morazzone, il Cerano, Filippo Abbiati, Andrea Lanzani, Legnanino, i membri della famiglia valtellinese dei Ligari, Andrea Pozzo, Sebastiano Ricci e Alessandro Magnasco. Poi Giuseppe Bazzani e il ticinese Giuseppe Antonio Petrini, fino ad una sala stupefacente dedicata a Giambattista Tiepolo, e una, conclusiva, con eccellenti opere di Francesco Hayez.

Post scriptum finalissimo: se visitate la mostra milanese sul barocco, attenti alle indicazioni fuorvianti che si trovano nelle sale. Rischiate di “saltare” la Sala rossa, tra le migliori di tutta la rassegna a Palazzo Reale.

9 ottobre 2010
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