Lettere

La storia siamo noi (donne)

Solo due giorni fa l’Italia intera è ammutolita di fronte al dramma di Sarah, travolta dalla violenza feroce e impietosa dello zio dentro le mura familiari. La sua tragica morte è andata a infittire il folto numero delle donne deturpate nella loro femminilità da mani conosciute. La sua paura, letta nel rifiuto di avances, ha riportato alla luce il sofferto tormento di chissà quante altre ragazze e donne, costrette ad un umiliante silenzio

dal timore di non essere ascoltate, credute, aiutate.  Tanti, troppi casi, tutti ugualmente gravi, anche quando non giungono al drammatico epilogo dello stupro o a quello estremo della morte.

Ogni bambina, ragazza o donna, costretta a piangere sotto l’ingiuria di mani sporche di avidità incontrollata, è vittima di una cultura che distingue le donne da una parte e gli uomini dall’altra, forti della loro forza fisica e di una arroganza che li fa sentire padroni della delicatezza femminile.

Già, una cultura sbagliata e inaccettabile che va combattuta, nelle famiglie e nella scuola, tra i giovani e gli adulti.

Una cultura che però, sommessamente e miseramente, si alimenta anche ogni volta in cui la donna è oggetto, a qualsiasi livello, della strafottenza maschile, che la giudica e ne impoverisce il valore, ma anche ogni volta in cui le donne stesse enfatizzano e portano all’eccesso la convinzione che la misura del loro valore sia nella perfezione fisica e nel “piacere per piacersi”

Una cultura della quale sono complici anche il silenzio o la risata beffarda che sarcasticamente accompagnano giudizi di gratuito maschilismo sulla fisicità, osannata o vilipesa a seconda dei “gusti”.

Una cultura che si annida sempre più nell’accondiscendente ostentazione mediatica di seni “over- size” e “lati B” come strumenti di carrierismo, di notorietà, di garanzia di effimero successo.

Una cultura che tutti dobbiamo combattere, perché, anche se non ce ne rendiamo conto, offende le bambine, le ragazze e le donne disabili, che con dignità e forza esemplari ci dicono ogni giorno che la loro femminilità è ugualmente bella.

Una squallida cultura che tutti dobbiamo estirpare perché, anche se non ce ne accorgiamo, dileggia le donne che, per la malattia, accettano i seni appiattiti o i capelli rasati e lottano e combattono una battaglia quotidiana per la vita.

Costruiamola allora tutti assieme una cultura diversa, per rispetto della vita, dell’uguaglianza, della dignità dell’essere umano.

Eppure ancora oggi sono scrosciati applausi quando un politico ha pubblicamente ridicolizzato una donna intelligente perché a suo parere “non bella come un’altra” e c’è chi, per cercare consensi, indossa con estrema facilità le penne del pavone a suon di barzellette e giudizi “estetici” sempre ai danni di una donna.

Ma “la storia siamo noi, nessuno si senta escluso”: desideriamola quindi tutti, senza sconti e senza esenzioni di sorta, una storia diversa. Perché le donne, tutte le donne, se la meritano.

Luisa Oprandi

9 ottobre 2010
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