Varese

Francesco Guccini guest star del Premio Chiara

Francesco Guccini ha partecipato al Premio Chiara

Si presenta alla conferenza stampa puntuale e un po’ svogliato, alto e imponente, disponibile a rispondere suo malgrado alle domande dei giornalisti. Francesco Guccini, la star dei cantautori italiani, il guru di “Dio è morto” e “La locomotiva”, il filosofo della canzonetta-racconto, raggiunge le Ville Ponti di Varese a fatica, superando il centro bloccato per la manifestazione “Un sorriso per il Ponte” e Biumo Inferiore preso d’assalto per la rassegna promossa dall’Ascom. E’ qui perché il Premio Chiara gli assegna una sorta di premio alla carriera. Lunga e densa di successi.

Parla di letteratura, il professor Guccini, davanti ai giornalisti. E ammette che lui, i libri dello scrittore Piero Chiara, li conosce bene. Li aveva letti nei primi anni Settanta, ma li ha riletti più recentemente. “Quando qualcuno mi ha regalato il Meridiano dedicato a Chiara”. Attratto dalle “vite di provincia”, dai giocatori di carte che fanno notte tra scommesse e sigarette. Ricorda, in particolare, il romanzo “Il piatto piange”. E poi rivela i suoi scrittori preferiti. “Amo il libro ‘Libera nos a malo” di Meneghello e il ‘Pasticciaccio” di Gadda’”. Quanto alla sua scrittura, sta mandando avanti un romanzo giallo scritto insieme a Loriano Macchiavelli che ha a che fare con i mulattieri. Meno fluenti, invece, le nuove canzoni. “Le canzoni tardano ad arrivare, non si concretizzano”, riconosce con amabile disappunto Guccini.  Tutto sommato si autodefinisce “un buon dilettante”. “Certo, sono anche un professionista, ma mi tengo sempre un passo indietro per carattere, non mio prendo mai troppo sul serio”.

Una sigaretta sul retro della Villa, qualche foto e qualche autografo, mentre la Sala Napoleonica si riempie di pubblico, soprattutto di giovani. Poi arriva sul palco dove si svolgerà la manifestazione: la sua entrata in scena viene salutata con una vera standing ovation. La piazza fuori, con bel maxischermo, va deserta, ma la sala è piena, con tanta gente in piedi dietro e ai lati della sala.

E così parte la Guccini story, simpatica, nostalgica, qualche volta un tantino logorroico. Però ci sta, dato che il vecchio professore, cantautore e scrittore, e più recentemente protagonista di eccezionali cammei cinematografici (con Pieraccioni), parla col cuore di sé e del suo passato, presentato dal giornalista Vittorio Colombo e incalzato dalle domande di Enrico De Angelis e Antonio Silva. Una vera miniera di aneddoti, il cantautore, che privilegia l’infanzia e l’adolescenza, Pavana, Modena, e poi l’approdo a Bologna. Le chitarre e il mulino dei nonni, le prime balere e le osterie. Il mondo mitico di Guccini si profila. Corroborato da alcuni filmati relativi alle partecipazioni del cantautore al Premio Tenco (bellissimo il duetto con il grande Liga).

Non dimentica però il presente, forse una qualche voglia di prendere posizione in termini civili si trova ancora nelle corde di chi, un tempo, scrisse “trionfi la giustizia proletaria”. E l’affondo (certo non casuale, essendo a Varese, culla del Carroccio) è proprio sugli immigrati. “In Italia abbiamo una percentuale di stranieri più bassa rispetto ad altri: sarebbe il caso di pensarci bene e di accoglierli”. Qualche brivido nella schiena nelle prime file, tra le autorità presenti, ma poi la serata va avanti.

Una volta premiato, scatta l’assalto al palco, per autografi e strette di mano. Perché alla fine, per lo stesso Guccini e il Premio Chiara, il vero protagonista resta sempre il pubblico, restano sempre i giovani. E questo è un bene.

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3 ottobre 2010
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